Come ad ogni inizio anno scolastico si ripropone il problema degli docenti di sostegno Una mamma racconta la sua storiaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguici"Ogni anno ricominciamo da capo. E per mia figlia, che ha una malattia genetica rarissima con un grave ritardo psicomotorio, ogni cambiamento significa dover ricostruire un rapporto, una fiducia, una quotidianità. Ma a 17 anni non dovrebbe essere così". A parlare è una mamma fiorentina, che da quando è nata sua figlia ha accompagnato passo dopo passo il suo percorso scolastico. Un percorso arrivato alla seconda superiore, ma che negli ultimi anni è diventato sempre più complicato. La ragazza ha bisogno di punti di riferimento e di un ambiente stabile, invece deve convivere con il continuo avvicendarsi degli insegnanti di sostegno e degli educatori che dovrebbero accompagnarla durante le giornate a scuola.

"Abbiamo fatto tutto il percorso scolastico. Via via che i figli crescono, però, le situazioni si complicano. L’anno più difficile è stato il primo anno delle superiori, quando si è posto in maniera molto forte il problema della continuità didattica". Alla ragazza spettano 18 ore settimanali di sostegno. "Quelle che rimangono scoperte vengono integrate con un educatore messo a disposizione dall’ente locale".