Se n’è andato ieri mattina, all’ospedale Molinette di Torino, dov’era ricoverato per uno scompenso renale. Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, aveva 83 anni, era nato nel 1943 nel Monferrato. Modena lo piange come uno di casa. Se esistesse una classifica delle presenze al Festivalfilosofia, Bianchi occuperebbe quasi il gradino più alto: ventuno partecipazioni a partire dal 2002, un anno dopo la prima edizione. Un quarto di secolo di piazze piene – Modena, Carpi, Sassuolo – con la gente seduta per terra e in piedi sotto i portici ad ascoltare un monaco parlare di comunità, di lavoro, di misericordia, di pane.
La ventiduesima volta era già in calendario: domenica 20 settembre in piazza Martiri a Carpi, con una lezione magistrale intitolata "Chiesa e Regno", sugli effetti del messianesimo in politica. L’edizione di quest’anno è dedicata al Caos, e il caos era una parola che Bianchi aveva già consegnato ai modenesi. Nel 2024, in piazza Grande, aveva spiegato che la Bibbia si apre con una terra "vacua e vuota", il tohu va-bohu ebraico, sulla quale lo Spirito "covava" come una chioccia sulle uova: la creazione non è un colpo di scena dal nulla, è disordine che diventa ordine. Un anno dopo, nella sua ultima lezione modenese, aveva rovesciato l’immagine: "Le forze del caos sembrano prevalere nel nostro mondo attuale", aveva detto, chiedendo ai cristiani il coraggio di nominare i responsabili delle guerre invece di limitarsi a invocare la pace.










