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È morto il monaco e teologo cristiano Enzo Bianchi, famoso soprattutto per aver fondato la comunità monastica di Bose, in Piemonte, uno degli esperimenti più innovativi legati alla vita monastica cristiana in Europa.
Negli anni Bianchi era anche diventato una figura pubblica di riferimento sulla cristianità: ha scritto a lungo su Repubblica e la Stampa, partecipato a trasmissioni tv e pubblicato diversi libri di successo con Einaudi. Era molto ascoltato anche all’interno della Chiesa Cattolica, tanto che ricevette incarichi e inviti da tutti i papi in carica da Giovanni Paolo II in poi.
Nel 2021 Bianchi lasciò il monastero di Bose dopo anni di tensioni interne che vennero risolte soltanto con un intervento personale di papa Francesco, che decise la rimozione di Bianchi da capo della comunità. La motivazione reale della rimozione di Bianchi non fu mai chiarita ufficialmente. Bianchi era un leader carismatico, con una personalità magnetica e accentratrice: si disse che in sostanza avesse fatto molta fatica a cedere davvero il potere, dopo aver lasciato nominalmente la carica di priore nel 2017.
Dopo la sua rimozione Bianchi si era allontanato di qualche chilometro e aveva fondato una comunità parallela, insieme ad alcuni monaci e monache che avevano lasciato Bose insieme a lui.










