Michael Barr, membro del consiglio dei governatori della Federal Reserve, ha dichiarato di essere pronto a sostenere un aumento dei tassi di interesse qualora l'inflazione non dovesse rallentare.Intervenendo a un forum sul settore bancario a Washington, Barr ha detto di essere preoccupato che «pressioni più ampie sui prezzi possano consolidarsi», dato che l'inflazione continua a rimanere al di sopra dell'obiettivo del 2% della Fed da quasi cinque anni e mezzo.«Se l'andamento dei dati mi darà la necessaria fiducia sul fatto che l'inflazione stia rallentando verso il 2%, allora credo che possiamo prenderci ancora un pò di tempo per valutare l'orientamento della nostra politica monetaria», ha affermato Barr. «Tuttavia, se l'inflazione non dovesse mostrare segnali sufficienti di moderazione, ritengo che dovremmo intervenire con decisione aumentando i tassi».La replica di Donald Trump però è stata degna della sua fama.
Il presidente americano ha dichiarato che l'economia statunitense potrebbe crescere a ritmi fino al 20%, sostenendo peraltro che persino una crescita così rapida,una vera impennata, non dovrebbe spingere la Federal Reserve ad aumentare i tassi di interesse. «Potremmo avere un pil del 14, 15, 16 e 20%», ha detto Trump durante un evento nello Studio Ovale in cui sono stati annunciati accordi finalizzati a ridurre i prezzi dei farmaci soggetti a prescrizione. «Il successo nella crescita non provoca inflazione».Le dichiarazioni di Trump arrivano mentre la Casa Bianca continua a spingere per una riduzione dei costi di finanziamento, anche se i membri della Federal Reserve devono fare i conti con un'inflazione che rimane al di sopra del loro obiettivo del 2%.












