| 1 Settembre 2026 17:01 |
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(Adnkronos) – Lo scorso 27 maggio, dunque, tre mesi prima delle devastanti inondazioni della scorsa settimana che hanno causato oltre 1.000 morti, esperti provenienti da Cina e Nepal si incontrarono a Kathmandu per discutere del rischio di disastri nella zona di confine con il Nepal e per coordinare le migliori strategie di monitoraggio e risposta a pericoli come le inondazioni. Lo scrive il Guardian citando la Reuters, spiegando che in quell’occasione gli esperti chiesero misure congiunte di riduzione del rischio, tra cui inventari dei laghi glaciali e mappatura dei pericoli. Tuttavia, due funzionari nepalesi hanno dichiarato all’agenzia di stampa britannica di non aver ricevuto dalla Cina, dopo l’incontro, tutte le informazioni che desideravano sui rischi correlati ai ghiacciai.
Secondo HiRisk, un gruppo di scienziati che produce dati sui rischi nella regione dell’Asia ad alta montagna e crea linee guida per i responsabili politici, c’erano “segnali premonitori” della valanga che ha colpito il Nepal e il Tibet. La valutazion di HiRisk è stata riportata da Abc News (Australia). Jakob Steiner, coautore del rapporto e geoscienziato dell’Università di Graz, che ha condotto ricerche sulle esondazioni dei laghi in Nepal, ha dichiarato all’emittente che i sistemi di allerta precoce per i lavoratori edili erano estremamente blandi.














