Tra tunnel sommersi, strade cancellate e villaggi ancora isolati, in Nepal si continua a cercare chi potrebbe essere sopravvissuto alla devastazione delle alluvioni. Sono oltre 3.000 le persone ancora disperse tra Nepal e Tibet, mentre l'emergenza si allarga a un nuovo fronte: nelle aree rimaste senza collegamenti, l'acqua potabile scarseggia e le fonti danneggiate o contaminate fanno temere la diffusione di malattie. In Nepal il bilancio delle vittime è salito a 788, mentre 2.502 persone risultano disperse. In Tibet sono invece 16 i morti e 546 ancora irreperibili.

A rendere ancora più delicata la situazione è il deterioramento delle condizioni igienico-sanitarie nelle zone colpite. Le persone rimaste isolate hanno urgente bisogno di acqua pulita per bere e lavarsi, mentre i danni alle condutture e la possibile contaminazione delle fonti alimentano il timore di nuovi problemi sanitari. "La preoccupazione principale è che l'acqua sporca possa diffondere malattie", spiega Sudarshan Neupane, direttore di WaterAid Nepal, citato dalla Cnn, sottolineando il "reale pericolo di un'epidemia" legato ai corpi in decomposizione e agli animali.

Ma a preoccupare non sono soltanto le conseguenze dell'alluvione. Nei pressi del valico di Gyirong i soccorritori sono stati trasferiti in un luogo sicuro dopo che, nella serata di ieri, un drone ha rilevato una nuova frana a circa 2,8 chilometri a valle del lago di sbarramento formatosi dopo l'alluvione del 26 agosto. La nuova frana ha creato un secondo margine naturale, dando origine a un nuovo bacino. La situazione è poi parzialmente tornata alla normalità: l'acqua ha aperto un varco e il secondo lago è entrato in una fase di deflusso, risultando sostanzialmente svuotato.