La posta in palio è troppo alta per dire che la situazione, rispetto alla partenza, s’è messa bene. Dita incrociate: sono settimane decisive per lo stabilimento Electrolux di viale Bologna, a Villanova. Il piano iniziale della multinazionale svedese prevedeva 400 esuberi su 900 dipendenti forlivesi con la chiusura dell’intero reparto dei piani cottura (il sindaco Zattini aveva parlato di "macelleria sociale" e di un impatto "come un’alluvione"). Negli incontri con i sindacati che precedono quelli al ministero dello Imprese e del Made in Italy (giovedì e venerdì), l’azienda ha diffuso dati che parlano di un aumento della produzione rispetto al 2025 ed è trapelata addirittura una prospettiva di 21 nuovi contratti a tempo determinato, oltre ai 44 da rinnovare.

Com’è possibile? C’è da fidarsi? Sono domande che si pongono anche i sindacati (la Fiom-Cgil l’ha definito "il piano più strano del mondo"), perché la multinazionale in questi mesi ha definito Forlì "strategica", ma a un certo punto paventava comunque una parziale delocalizzazione in Cina. Inoltre, insiste per la chiusura di Cerreto d’Esi, lo stabilimento nelle Marche. E nessun manager ha chiarito quali siano le reali prospettive: cos’è cambiato e in virtù di quali fattori? Cosa si farà in futuro per resistere a eventuali nuove crisi? Insomma: ammesso che la scure dei tagli sia più lontana, cosa serve per un rilancio strutturale?