Il memorandum del 12 agosto consente ad aziende private selezionate di condurre operazioni di sorveglianza e impatto informatico sotto supervisione federale. Una decisione che segna un’evoluzione dell’approccio statunitense alla cybersicurezza e apre nuove prospettive sul ruolo degli attori privati nelle attività di difesa digitale. L’analisi di Andrea Monti, docente di identità digitale, privacy e cybersecurity nell’Università di Roma Sapienza
Un memorandum del presidente americano Trump del 12 agosto 2026 attua l’executive order 14390 del 6 marzo 2026 emanato per coordinare la risposta delle strutture di sicurezza statunitensi contro varie forme di criminalità informatica e frodi online commesse a danno di cittadini americani. Nello specifico, il memorandum ha l’obiettivo di rendere strutturale la cooperazione del private sector con l’apparato di sicurezza del governo federale.
Quando lo Stato arruola l’industria
Anche se in modo non sempre lineare —vedi per esempio il rifiuto di Apple di indebolire i propri sistemi per consentire le indagini del FBI o il tentativo di Microsoft di opporsi alle richieste di consegna di dati di utenti formulate sempre dal FBI— la cooperazione del settore privato con l’esecutivo USA è sempre stata sostanzialmente forte e in particolare nel settore dei crimini informatici anche se non strutturale. Tuttavia, a partire dal caso ReVIL, l’indagine del FBI che ha sgominato un’organizzazione criminale russofona dedita alle estorsioni tramite ransomware, si è capito che, piaccia o no, è l’industria privata a detenere le tecnologie più efficienti non solo nell’ambito del settore difesa (un esempio per tutti: il ruolo delle AI di Anthropic in questo comparto) ma anche in quello della sicurezza delle infrastrutture di telecomunicazioni e di quelle che gestiscono dati e servizi online.






