Con il memorandum del 12 agosto, Donald Trump apre alle imprese statunitensi selezionate la possibilità di condurre operazioni cyber contro organizzazioni criminali straniere, ma soltanto per conto, sotto la direzione e il controllo del Governo federale. Non è una liberalizzazione del cosiddetto “hack back”, ma la costruzione di un nuovo modello di esercizio del potere cyber, le cui conseguenze vanno ben oltre il contrasto alla criminalità transnazionale
Il memorandum presidenziale firmato da Donald Trump lo scorso 12 agosto non si limita ad aggiungere un nuovo strumento all’arsenale statunitense contro il cybercrime, ma compie una scelta molto più profonda e significativa, ovvero quella di autorizzare la creazione di un programma attraverso il quale imprese private americane, preventivamente selezionate e sottoposte alla supervisione federale, potranno svolgere nel cyberspazio operazioni di sorveglianza e persino azioni capaci di produrre effetti diretti contro organizzazioni criminali straniere.
A cambiare, dunque, non sarà soltanto l’intensità della risposta degli Stati Uniti, ma il perimetro dei soggetti chiamati a esercitare, per conto dello Stato, capacità cyber di tipo offensivo.










