Nelle ore in cui prende forma e sostanza l’intesa tra Washington e Caracas che assicura al governo americano 65 miliardi di barili di greggio, Pechino ricorda al mondo che gli interessi del Dragone nel Paese sudamericano vanno tutelati a tutti i costi. Ma forse non c’è più tempo

A chi il Venezuela? O meglio, a chi un quinto delle riserve mondiali di petrolio? Era solo questione di tempo, ma alla fine il maxi accordo tra Washington e Caracas è andato di traverso al Dragone. D’altronde, l’intesa parla chiaro: per i prossimi anni gli Stati Uniti, che sei mesi fa, a valle della deposizione coatta di Nicola Maduro, hanno aperto alle compagnie occidentali il mercato venezuelano, si sono aggiudicati 65 miliardi di barili di riserve nell’offshore venezuelano. Più nel dettaglio, North American Blue Energy Partners, Nabep, società petrolifera molto vicina all’amministrazione del presidente americano Donald Trump, punta a inviare in Venezuela oltre 50 impianti di perforazione per aumentare drasticamente la produzione di greggio.

Il piano della società guidata dall’imprenditore Alejandro Betancourt prevede il dispiegamento dei primi sei impianti entro la fine del 2026, altri 12 nel 2027 e, a partire dal 2028, l’entrata in funzione di due nuovi impianti al mese fino a raggiungere una flotta complessiva di 52 unità. Per realizzare il progetto, Nabep avrebbe già acquistato 23 impianti di perforazione da società americane tra cui Helmerich & Payne, Precision Drilling e Patterson-UTI Energy. La compagnia prevede inoltre di impiegare circa 30 impianti destinati alla manutenzione e alla riattivazione dei pozzi.