Come anticipato nei giorni scorsi dal nostro giornale, il «maxi accordo» (Trump dixit) portato a casa dagli Stati Uniti per assicurarsi una gran parte delle riserve petrolifere del Venezuela, ha fatto aumentare l’interesse per quei giacimenti anche al di qua dell’Atlantico, e se il Nobel per l’Economia Paul Krugman ha definito quell’intesa «una truffa vile e stupida», in questi giorni si stanno spingendo verso Caracas molte aziende del settore di diverse nazionalità, compresa l’italiana Eni. Ed è proprio con una nota diramata ieri sera che il Cane a sei zampe ufficializza l’operazione riguardante il paese sudamericano per «un giacimento petrolifero super gigante» (parole loro): «Alla presenza della Presidente incaricata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodriguez, nell’ambito della visita in Venezuela del Segretario dell’Energia americano Chris Wright, e in presenza del Ministro degli Idrocarburi del Governo venezuelano, Paula Henao, dell’Amministratore Delegato della società di Stato PDVSA, Héctor Obregón, e dell’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, Eni e PDVSA hanno firmato il “Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos” (CPPH) relativo allo sviluppo del giacimento di importanti dimensioni (giant field) a olio di Junín 5, situato onshore nella Faja dell’Orinoco».