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Venerdì, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’accordo sul petrolio del Venezuela, l’ha fatto con la sua solita enfasi. Lo ha descritto come «IL PIÙ GRANDE ACCORDO PER IL PETROLIO NELLA STORIA DEL MONDO» e ha detto che avrebbe «ridotto considerevolmente» il prezzo della benzina negli Stati Uniti, «senza costi per i contribuenti», ossia per gli statunitensi. Non è proprio così.

Il piano è ancora poco chiaro. In base a un documento pubblicato lunedì dalla Casa Bianca gli Stati Uniti dovrebbero acquisire una partecipazione del 35 per cento nella società madre della North American Blue Energy Partners (NABEP), una società privata dell’imprenditore venezuelano Alejandro Betancourt. Otterrebbero anche il diritto di veto sulla nomina dei membri del consiglio di amministrazione, la cui maggioranza dovrebbe essere composta da cittadini statunitensi.

La NABEP, che è già la seconda compagnia petrolifera privata per produzione in Venezuela dopo la statunitense Chevron, dovrebbe ottenere dal governo venezuelano una concessione per 100 anni su 17 giacimenti petroliferi, contenenti circa 65 miliardi di barili di petrolio. Qui c’è già una grossa contraddizione: sabato la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, aveva parlato di una concessione di durata molto più ridotta, 25 anni.