Il sorpasso, per il momento, riguarda solo la capacità installata, non l'energia effettivamente prodotta. Ma la traiettoria dettata da Xi Jinping è chiara
Per anni, nel dibattito europeo sui cambiamenti climatici, a ogni nuova misura contro l’aumento delle emissioni c’era sempre qualcuno pronto a dire: «E allora la Cina?». Il sottinteso era che non avesse senso imporre vincoli a cittadini e aziende del Vecchio Continente mentre l’economia più inquinante al mondo continuava a puntare sul carbone. In realtà, le cose sono sempre state più complicate di così. L’ultima dimostrazione è arrivata dai dati della National Energy Administration. A fine luglio, la capacità fotovoltaica installata in Cina ha superato per la prima volta quella delle centrali a carbone, diventando di fatto la prima fonte elettrica del Paese per capacità installata.
La transizione energetica «Made in China»
Negli ultimi due decenni, il Paese guidato da Xi Jinping ha investito pesantemente su tecnologie come pannelli solari, batterie, pale eoliche e auto elettriche, fino a diventare il leader mondiale in ognuno di quei settori. Il successo di questa ricetta non è affatto casuale: negli anni la Cina ha costruito una filiera completa di tutte queste tecnologie, dalle materie prime alla ricerca, fino alla progettazione e alla produzione. Un processo portato avanti, con ogni probabilità, più per calcolo industriale e geopolitico che per sincero interesse alla causa dei cambiamenti climatici. Ne è una prova il fatto che ad oggi la Cina resta il Paese che emette più gas serra in atmosfera, davanti a Stati Uniti e India.










