Un autorevole studio mette in discussione alcune certezze che riguardano la demografia. Ha suscitato polemiche, ma porta a riflettere sulle risorse e sulle capacità di reazione spesso imprevedibili dell’intelligenza umana.

Una lettura controcorrente della crisi demografica

La “triste scienza” – l’economia – diventa affascinante quando ha il coraggio di mettere in discussione luoghi comuni e verità date per scontate, anche correndo il rischio di suscitare violente critiche. È quanto è accaduto a un recente lavoro di Daron Acemoglu, premio Nobel per l’Economia nel 2024, e di altri tre ricercatori del Massachusetts Institute of Technology e della London School of Economics: David Autor, Keelan Beirne e Andrew Scott.

Dopo aver analizzato i dati degli ultimi sette decenni relativi a un ampio numero di paesi e a diverse regioni degli Stati Uniti, gli autori concludono che la diminuzione della natalità e l’invecchiamento della popolazione non comportano affatto un rallentamento della crescita economica. Ciò è reso possibile dallo sviluppo endogeno dell’innovazione e dall’introduzione di tecnologie labour-saving. I dati del secondo dopoguerra mostrano, infatti, come sia proprio la scarsità di giovani a stimolare non solo un aumento della produttività, del Pil pro capite e dei salari, ma addirittura del Pil complessivo, che rimane relativamente invariato (vedi figura 1).