“Una decina di anni fa, con una donna di cui mi ero innamorato da poco, e un gruppo di amici con la difficoltà di pagare l’affitto in una grande città, abbiamo comprato per pochissimi soldi una casa in rovina, in campagna, per ristrutturarla, e ci siamo trasferiti lì”: parte da qui Vincenzo Latronico per raccontare al Corriere il suo nuovo romanzo, Una splendida rovina (Einaudi). Lo scrittore racconta di una coppia, lui italiano e lei tedesca, che prova a cambiare vita trasferendosi nella campagna della Pomerania e trasformando una grande casa in rovina nel proprio progetto comune. Ma mentre cercano di ricostruire l’edificio, emergono anche le crepe della loro relazione: la casa diventa così il simbolo di un sogno, di una fuga e insieme di un fallimento.