La regolazione dei social network sta entrando in una nuova fase. Per anni, la tutela dei minori online è stata affrontata soprattutto attraverso il consenso dei genitori, le regole sul trattamento dei dati personali e gli obblighi di sicurezza imposti alle piattaforme. Oggi, invece, diversi ordinamenti iniziano a discutere una soluzione più radicale: stabilire per legge un’età minima al di sotto della quale non sia possibile avere un account.Questo cambiamento modifica la natura stessa del dibattito. La domanda non è più soltanto come rendere i social più sicuri per gli adolescenti, ma se alcuni servizi debbano essere loro preclusi. E porta con sé una conseguenza inevitabile: per applicare qualsiasi soglia anagrafica, le piattaforme devono poter distinguere i minori dagli adulti. La protezione dei più giovani finisce così per intrecciarsi con la verifica dell’età, la raccolta dei dati e il rischio di estendere forme di identificazione a tutti gli utenti.Le scelte compiute in Francia e in Australia mostrano la progressiva affermazione di questo modello, mentre l’Unione europea continua a muoversi prevalentemente lungo la strada della gestione del rischio e della responsabilità delle piattaforme. Il confronto tra i due approcci apre una questione destinata a diventare centrale nella regolazione digitale: fino a che punto è possibile limitare l’accesso dei minori senza trasformare Internet in uno spazio sottoposto a identificazione generalizzata?Indice degli argomenti