In Giappone, dove il Nikkei ieri ha perso lo 0,14% e la produzione industriale a luglio è aumentata dello 0,1% rispetto a giugno superando le attese (-0,7%), il cambio dollaro/yen per un attimo è salito oltre la soglia di 160 a 160,265.
Il trend mette in evidenza la vulnerabilità della valuta giapponese e il rischio che le autorità tornino a intervenire sul mercato per frenarne la discesa.
Il primo livello che potrebbe far scattare un intervento secondo gli strategist è quota 161, seguito dall'area 162-163.
Gli analisti ritengono tuttavia poco probabile che un intervento possa fare molto più che guadagnare tempo, considerando che la valuta giapponese ha già restituito oltre metà dei guadagni messi a segno durante l'intervento di portata record di luglio, quando gli Stati Uniti si sono uniti al Giappone nella loro prima operazione coordinata di acquisto di yen dal 1998.
Nell'ultimo mese Tokyo ha speso 96,4 miliardi di dollari per sostenere lo yen dopo che la valuta è crollata ai minimi degli ultimi 40 anni.








