<p>Il tanto chiamato intervento della <strong>Bank of Japan</strong> alla fine è arrivato.
Lo scorso giovedì 2 luglio 2026, con un movimento repentino, il <strong>dollaro/yen</strong> ha perso circa l'1% del suo valore, andando ad invertire (per il momento) l’indebolimento della valuta nipponica dopo che il cambio aveva sfiorato quota 163 yen, livelli che non si vedevano da quarant'anni.
La banca centrale nipponica questa volta ha cercato di dissimulare l’intervento, facendolo a margine della pubblicazione del dato sul lavoro <strong>Usa</strong>, anche se un qualsiasi occhio un minimo esperto di forex avrebbe potuto facilmente individuare la mossa dell’istituto monetario nipponico. </p> <p>Ad ogni modo, non cambia niente e l’impressione è solo che la <strong>Boj</strong> abbia sprecato munizioni. </p> <h2>I fondamentali economici e il nodo del carry trade</h2> <p>I fondamentali giapponesi lasciano ancora qualche margine di manovra alla banca centrale: l’inflazione rimane elevata per gli standard nipponici, i <strong>Pmi</strong> sono in espansione con i servizi a 52,2 e il manifatturiero a 50,5.
Ma senza una comunicazione più aggressiva sui futuri rialzi dei tassi, qualsiasi recupero dello yen rischia di restare temporaneo, come già accaduto nel ciclo di interventi della primavera 2024.










