Un ragazzo impugna un coltello in strada, immagine simbolica del fenomeno delle aggressioni e della criminalità giovanile (iStock)
Powered by
Mettiamoci bene d’accordo: o qui si capisce che siamo al limite e quindi si aboliscono i se e i ma, oppure finisce che i balordi si ritengono padroni delle loro aree d’azione.
Quel che certi fenomeni mettono sui social o le bravate che filmano coi loro telefonini è fuori dalla legge, è reato. Contro cui gli operatori della legge devono intervenire cominciando a leggere oltre la norma infranta, e quindi alzando lo sguardo sulle dinamiche di scontro tra balordi e vittime. Lo ripeto, siamo al limite della sopportazione di un atteggiamento, non c’è solo la tenuta della legalità. Quindi essendo al limite dobbiamo decidere come procedere.
Oltre alla consapevolezza che non ci può e non ci deve essere spazio per le vendette, c’è da fare i conti con quell’istinto che si scatena per l’esasperazione generata dalla sfacciataggine con cui gli autori di certi reati predatori si comportano. Il mondo dei balordi, dei delinquenti, delle bande, ha la sua narrazione, ha la sua «epica», ha la sua potenza emulativa che diventa atteggiamento «campione». Dall’altra parte c’è invece il mondo di chi ha tutto da perdere e che esplode proprio perché non regge più gli atteggiamenti di prepotenza. Lo scontro si sta spostando su questo livello. È persino oltre la mera infrazione delle legge.







