Ogni anno milioni di persone affollano le strade della zona ovest di Londra per il carnevale di Notting Hill. E ogni anno i titoli dei giornali sono sempre gli stessi: i costi delle forze dell’ordine, i disagi ai trasporti, l’affluenza e, se tutto va per il meglio, la spinta economica al settore dell’ospitalità e del turismo londinese. Queste cifre, però, non colgono il punto.
Dietro le steel band, i costumi e gli impianti audio si nasconde quella parte del carnevale che raramente si vede, e ancor meno si valorizza. L’artista Alvaro Barrington e io stiamo portando avanti un progetto chiamato Carnival economics, finanziato in parte dalla sua fondazione, che esplora come misurare e gestire un carnevale per il bene comune.
All’inizio di quest’anno, i nostri gruppi di lavoro hanno trascorso insieme una serata allo Yaa centre, uno spazio artistico comunitario di Notting Hill. Non si è parlato solo di costumi, musica e degli spettacoli a cui assistono milioni di persone, ma anche di scienza delle folle, richieste di sovvenzioni, collaborazioni con la comunità e raccolta fondi. Il carnevale si realizza durante tutto l’anno grazie a competenze, organizzazione, collaborazione e conoscenza collettiva.














