«Cambiamo le nomenclature delle strade delle città che portano i nomi di chi ha scritto le leggi razziali. Chiamiamo piazzale Tecchio piazza Giovanbattista Cutolo». Sono passati 3 anni esatti dall’omicidio di Giogiò, promettente musicista di 24 anni, in questo angolo di piazza Municipio che guarda verso il mare ed il Vesuvio. Tre anni da quella notte, davanti ad una paninoteca dove si scatena, per motivi abietti, la rabbia di un minorenne che spara tre colpi di pistola e recide una giovane vita. E ieri la madre, Daniela Di Maggio, visibilmente commossa chiede a tutte le autorità presenti di dare un segnale. Di rendere indelebile il ricordo di suo figlio con un cambio di toponomastica. Magari cancellando il nome di quel politico fascista a cui l’ex sindaco Achille Lauro volle intitolare la piazza di Fuorigrotta.
IL RICORDO Il sole è cocente ieri mattina ma per la commemorazione ci sono le cariche più alte. Dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al governatore Roberto Fico, dal sindaco Gaetano Manfredi al prefetto di Napoli Michele Di Bari. E poi i politici senza badare agli schieramenti: tra gli altri, i dem Piero De Luca con Massimiliano Manfredi e Giorgio Zinno, il sottosegretario azzurro Tullio Ferrante e Marta Schifone di Fdi. Non c’è invece il padre di Giogiò, persona riservata e schiva che non si sente a suo agio sotto i riflettori. «Ha sacrificato la sua vita per difendere i valori di solidarietà, la sua morte è stata una ferita per la famiglia ma è stata anche una grande sofferenza per Napoli e ci ha messo di fronte a questo problema così duro e forte della violenza giovanile che ognuno di noi deve combattere, imponendo il rispetto delle leggi anche attraverso il lavoro sociale e la formazione», sottolinea il sindaco di Napoli. «È un dolore incommensurabile perché frutto di un’ingiustizia intollerabile, e solo le persone a lui più care possono comprendere questo dolore. Noi dobbiamo riuscire a portare avanti azioni che possano rimuovere le cause culturali, sociali ed economiche affinché questi eventi tragici non si ripetano più», aggiunge invece il governatore Fico. «Non dobbiamo dimenticare il suo sacrificio», insiste il prefetto di Bari. «È stato ucciso per motivazioni insistenti che hanno portato a conseguenze irreversibili», evidenzia invece il numero uno del Viminale Piantedosi da sempre vicino alla madre del ragazzo. E ieri lo conferma: «Faremo a breve un accordo, una forma di collaborazione che istituzionalizzi l’attività di Daniela Di Maggio, e dell’associazione intitolata al figlio perché sia uno strumento operativo anche del ministero dell’Interno. L’associazione - aggiunge - “Giogiò vive” svolgerà attività che noi cerchiamo di fare sul territorio anche in forma di promozione dell’educazione alla legalità e quindi, in qualche modo, alla prevenzione di queste tragedie». In attesa di un inasprimento per le pene nei confronti dei minorenni. «Ci sono provvedimenti in discussione in Parlamento, uno di questi, molto discusso, che sta molto a cuore a Daniela di Maggio, riguarda l’imputabilità dei minorenni. Si tratta di un tema che io invito a non banalizzare dietro affermazioni ideologiche ma che deve calibrare bene quella che è la necessità dell’intervento dello Stato. Perché - aggiunge sempre il ministro Piantedosi - la condizione di minore età quando si commette un reato, se da una parte pone le istituzioni di fronte alle logiche del recupero e della rieducazione; dall’altra parte non possono costituire un presupposto e un pretesto per la totale indifferenza dello Stato». «Il mandante della morte di mio figlio è questa società. Dobbiamo imparare a rispettare gli altri essere umani, rispettarci l’un l’altro e solo così non dimenticheremo il suo martirio», incalza Daniela Di Maggio prima di commuoversi ricordando gli agenti a casa sua, quella notte maledetta, per darle la notizia più drammatica della sua vita. «Mio figlio ha portato nella società dell’io, il “noi” e quindi ho il dovere di trasmettere il suo messaggio. Non c’è bisogno di scendere in piazza con gli striscioni per proteggere le minoranze qui c'è bisogno di rispettare gli esseri umani». «Una vita spezzata da una violenza assurda e inaccettabile. Il suo ricordo continui a essere un esempio, soprattutto per i più giovani. Giogiò non si dimentica. Un abbraccio a mamma Daniela e a tutti quelli che gli hanno voluto bene», lo ricorderà invece più tardi sui social il vicepremier e ministro Matteo Salvini. LA PIAZZA Mentre non si spegne l’eco della richiesta di Daniela Di Maggio di togliere il nome di Vincenzo Tecchio dalla piazza di Fuorigrotta per intitolarla a suo figlio. Vecchia storia quella di cancellare il vecchio nome per intitolarla invece a Giorgio Ascarelli, primo presidente del Napoli Calcio ed ebreo. Ma intanto a fine 2025 la commissione toponomastica guidata dal vicesindaco Laura Lieto ha intitolato ad Ascarelli una strada senza nome di Gianturco. Si cambierà il nome della piazza di Fuorigrotta? «Dopo otto anni di battaglie, incontri e relazioni inoltrate alle istituzioni della città competenti in materia di toponomastica, sono giunto alla conclusione che - spiega Nico Pirozzi, presidente dell’associazione Memoriae-Museo della Shoah - ci sia una precisa volontà politica a non toccare il nome dello squadrista Tecchio dalla piazza che porta il suo nome».







