«La crescita prima di tutto». È il mantra con cui Scott Bessent si presenta al G20 finanziario di Asheville, in Carolina del Nord, dove ministri economici e governatori delle banche centrali dei potenti della Terra, assieme a un certo numero di Paesi emergenti, si confrontano sui nodi della congiuntura globale. Una crescita più forte, sostiene il segretario al Tesoro americano, è la strada per contenere il debito degli Stati Uniti, arrivato a 40 mila miliardi di dollari. La formula ha una valenza erga omnes, con tutte le differenze del caso, anche per l'Italia, rappresentata dal ministro Giancarlo Giorgetti. Il vertice si apre con il petrolio in rialzo dopo la ripresa delle ostilità a Hormuz tra Stati Uniti e Iran. Il Wti guadagna il 2,6% a 85,5 dollari al barile, il Brent il 2,5% e supera i 90 dollari. L'energia torna così a pesare sull'inflazione, già superiore all'obiettivo della Federal Reserve. A Wall Street il Dow Jones e il Nasdaq mettono a segno ribassi marginali sulla scia degli sviluppi geopolitici e petroliferi. Mentre il mercato obbligazionario resta sotto osservazione il rendimento dei Treasury a 30 anni, in rialzo di 4,5 punti base. Bessent sostiene che i rendimenti dei titoli del Tesoro siano rimasti “stabili” da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, nonostante il recente aumento legato ai dazi e all’inflazione persistente. Il rendimento del decennale è salito di circa 15 punti base dal gennaio 2025, quello del trentennale di circa 40 punti. Il ministro sottolinea che Fitch ha confermato il rating “AA+” sul debito Usa, mentre il Tesoro ha predisposto un “bazooka” per contenere la pressione sul mercato obbligazionario. Ma per Bessent la prima di tutte le risposte al peso del debito resta la crescita. L’inflazione rimane al centro del dibattito, così come nel recente simposio di Jackson Hole. Il presidente della Fed Kevin Warsh, anche lui presente ad Asheville, ha ribadito che l’obiettivo del 2% resta «fermo e fisso». A luglio il Pce (prezzi delle spese per consumi personali), l’indicatore seguito dalla banca centrale, è salito al 3,7%, mentre il Cpi (indice dei prezzi al consumo) si è attestato al 3,4%. La politica monetaria resta quindi legata all'evoluzione dei prezzi e ai nuovi dati: questo potrebbe significare una nuova stretta annunciata nel corso della riunione del Fomc di settembre. Sul tavolo del G20 c’è poi l’Iran. Bessent ringrazia l'Europa per il «forte sostegno» alle misure economiche chieste da Washington contro Teheran. Giorgetti conferma: «C’è sostegno agli Stati Uniti e a Bessent. Speriamo che in questi due giorni ci si chiarisca su tante cose». Washington prepara nuove sanzioni e il titolare del Tesoro annuncia che intende colpire un’altra banca questa settimana, dopo le misure contro l’egiziana Misr per aver tenuto affari con la Repubblica islamica. Sulla Cina, aggiunge, «tutte le opzioni sono sul tavolo» per eventuali sanzioni secondarie legate ai rapporti commerciali con Teheran. Pechino e Washington concordano tuttavia, secondo Bessent, sulla necessità di riaprire Hormuz e impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari. A margine dei lavori Bessent ha incontrato anche il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, alla prima partecipazione di un emissario del Cremlino alle riunioni del G20 dall’inizio della guerra in Ucraina. Secondo fonti Usa, nel bilaterale si è discusso del “piano di pace” per il conflitto russo-ucraino messo a punto da Trump. Il presidente Usa cerca in Mosca una sponda anche sul dossier Hormuz visti gli ottimi rapporti tra Russia e Iran. Il ritorno della Russia nel formato G20 ha sollevato le proteste dei funzionari europei. Il vicecancelliere tedesco, e alcuni suoi omologhi del Vecchio continente avrebbero minacciato di boicottare la tradizionale foto di gruppo dei ministri se Siluanov fosse stato incluso. La Cina resta però il principale dossier commerciale. Bessent definisce «insostenibile per il mondo» il surplus di Pechino, vicino ai 1.200 miliardi di dollari, e chiede ai partner del G20 di riesaminare le proprie condizioni commerciali con la Cina. Washington punta a una dichiarazione comune sulla riduzione degli squilibri commerciali e delle partite correnti. Per il Tesoro Usa il problema è la dipendenza cinese dalle esportazioni, sostenuta dai sussidi industriali, mentre la domanda interna resta debole. Pechino respinge l'impostazione americana. «La Cina non persegue deliberatamente un surplus commerciale e si oppone a qualsiasi forma di misura tariffaria unilaterale», replica il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun. Un faro è acceso anche sull’intelligenza artificiale, già indicata da Warsh come possibile «punto di svolta nella storia» per le sue potenziali ricadute. L’Ai è, del resto, al centro anche dell’incontro di oggi e domani al Carolina Inn di Chapel Hill, dedicato al suo impatto su crescita, investimenti e produttività. Resta infine il giallo degli accrediti non rilasciati a testate come New York Times, Bloomberg e Wall Street Journal. Una prova di forza che mina ulteriormente i rapporti tra amministrazione Trump e media mainstream.