Un alunno con disturbi dell’apprendimento di un liceo di Caprarola è stato rimandato a settembre e poi bocciato, per due volte. Secondo i giudici del Tar, però, la scuola non gli aveva garantito gli strumenti di supporto necessari per affrontare gli esami. Per questo gli è stato riconosciuto anche un risarcimento per il «danno morale»

Una bocciatura può provocare «patema d’animo, afflizione, frustrazione ed angoscia», soprattutto quando viene ritenuta illegittima. È quanto hanno stabilito i giudici nel caso di uno studente di un liceo scientifico a indirizzo sportivo di Caprarola, in provincia di Viterbo, riconoscendogli 1.500 euro di risarcimento per il «danno morale». Il tribunale ha poi annullato la bocciatura e condannato il ministero e il liceo al pagamento di 2.500 euro per le spese di lite.

La storia dello studente

Al centro della storia finita sul tavolo dei giudici del Tar del Lazio c’è uno studente con disturbi specifici dell’apprendimento, bocciato alla fine della seconda superiore. I genitori avevano contestato alla scuola la mancata applicazione delle misure previste dal Piano didattico personalizzato, ovvero il documento ufficiale redatto dalla scuola per definire gli interventi personalizzati necessari agli studenti con esigenze specifiche, in particolare durante le prove di recupero del debito formativo in Geostoria e Scienze Naturali e Chimiche e Biologiche. Secondo quanto denunciato dai genitori, i docenti non avrebbero tenuto conto delle esigenze dello studente e delle sue specificità anche nella scelta delle modalità con cui sottoporlo alle verifiche. Nel ricorso era stata anche evidenziata la sua attività sportiva agonistica e il rilievo nazionale raggiunto come atleta.