BOLZANO. Non potevano proprio accettare che la loro figlia, un'alunna modello, che si era comportata sempre così bene in classe, venisse sospesa da scuola per due giorni. Un fulmine a ciel sereno: mai prima di allora aveva ricevuto richiami o note disciplinari. Il provvedimento della scuola media (che manteniamo anonima per motivi di privacy) è risalente allo scorso gennaio e riguarderebbe atti di bullismo che la ragazza, una 13enne che frequentava la terza, avrebbe commesso contro un compagno di classe. «Episodi inappropriati al contesto scolastico», li ha motivati l'istituto. Ed è qui che si sono aggrappati i genitori, a questa denominazione generica, priva di indicazioni concrete sui fatti contestati e, secondo i magistrati, lesiva del diritto di difesa.

Conferito il mandato all'avvocato Hans-Magnus Egger, la famiglia ha fatto causa alla scuola, vincendola. Il Tar di Bolzano ha infatti accolto il ricorso e annullato la sospensione ravvisando «gravi illegittimità nella procedura adottata dalla scuola». L'istituto comprensivo è stato condannato a pagare 2mila euro di spese.

La sentenza depositata in questi giorni ricostruisce il caso nei dettagli. Tutto ha inizio con una comunicazione inviata alla famiglia tramite il registro elettronico: poche righe per contestare alla studentessa di essersi resa «protagonista di più episodi inappropriati al contesto scolastico», senza tuttavia specificare alcuna data, luogo o condotta concreta. Neppure nel successivo verbale di audizione, fatto firmare alla giovane e al padre, sono stati forniti dettagli sugli addebiti.