Il Tar del Lazio chiude dopo quattro anni la battaglia legale nata in un istituto aeronautico. Respinta la linea della famiglia perché i disservizi organizzativi della scuola non bastano a cancellare le insufficienze dello studente

Una battaglia legale andata avanti per quasi quattro anni si chiude con la più classica delle fumate nere per la famiglia di un ex studente. Il Tar del Lazio ha respinto integralmente il ricorso presentato dai genitori di un alunno di un istituto tecnico aeronautico, confermando la legittimità della sua bocciatura. Il caso, che nasce nell’anno scolastico 2021-2022, vedeva contrapposti i familiari del giovane e i docenti dell’indirizzo «Conduzione del mezzo aereo». Per i giudici le disfunzioni organizzative dell’istituto non bastano a salvare lo studente, perché il giudizio finale deve basarsi sulla preparazione e sulle competenze effettivamente raggiunte in classe.

Le accuse ai professori

Il caso ha inizio durante il terzo anno delle superiori, quando il ragazzo chiude il primo quadrimestre collezionando quattro insufficienze, due 5 in Diritto e in Meccanica, un 4 in Scienze della Navigazione e un grave 3 in Logistica. Una situazione molto compromessa che, secondo la linea difensiva della famiglia, sarebbe stata provocata dal comportamento dei docenti, accusati di aver gestito male il registro elettronico e la piattaforma Classroom omettendo di caricare i compiti, gli esercizi e le pagine da studiare a casa. A giugno, di fronte a un quadro ancora critico, il consiglio di classe decide di sospendere il giudizio, assegnando tre debiti formativi da recuperare a settembre. Anche in questo caso i genitori impugnano le carte, lamentando l’assenza di corsi di recupero adeguati per Logistica e l’organizzazione di lezioni estive focalizzate su argomenti diversi rispetto a quelli indicati nei programmi ufficiali della scuola.