A Bishkek, capitale del Kirghizistan, il leader cinese punta a pesare il Dragone nel continente asiatico, in vista del summit indiano dei Brics e dell’incontro con Trump di fine mese. Ma il primo test è la gigantesca ferrovia Cina-Uzbekistan
Più Cina, e più ferrovie. E il sogno di un nuovo ordine mondiale, magari con gli occhi a mandorla. Quando è atterrato, domenica sera, a Bishkek, capitale del Kirghizistan, Xi Jinping aveva l’agenda del vertice della Shangai cooperation organization (Sco), chiara nella testa. E lo stesso Vladimir Putin, che sui tappeti rossi del meeting numero 25 della piattaforma anti-Occidente a trazione cinese, ha stretto la mano al fidato alleato di Pechino, ribadendo stima e amicizia. D’altronde, proprio l’espansione dell’influenza cinese in Asia centrale è e sarà uno dei temi centrali del vertice dell’Organizzazione, proprio mentre gli equilibri regionali vengono ridisegnati dalla guerra in Iran, dalle tensioni sulle forniture energetiche e alimentari e dal rinnovato interesse degli Stati Uniti per le cinque ex repubbliche sovietiche della regione.
E lo stesso slogan scelto per il vertice era intriso di buoni propositi: 25 anni della Sco: insieme per una pace, uno sviluppo e una prosperità sostenibili. Sicurezza regionale, collegamenti infrastrutturali, energia e cooperazione digitale figurano tra i principali dossier, insieme ad Afghanistan, Iran e sicurezza alimentare. Tutto parte da un dato. La crescita della presenza economica di Pechino è ormai evidente. Gli scambi di merci tra Cina e Asia centrale hanno raggiunto lo scorso anno il record di 106 miliardi di dollari, facendo per la prima volta di Pechino il maggiore partner commerciale complessivo dei cinque Paesi della regione.












