di Riccardo Capanna

L’intervista rilasciata dal presidente Unipol, Carlo Cimbri, al direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini è rivelatrice. Sorvolo sugli enunciati contrari alla logica (“La distribuzione degli sportelli sarà equilibrata: il 50% al Nord, la parte restante suddivisa in parti sostanzialmente uguali tra Centro e Meridione”: preoccupante il presidente di un istituto assicurativo che non sa dividere per 3) e alla geografia (“A Siena farà capo l’hub poi tutte la attività per il Centro e il Sud”, ma il nome della città sarà comunque tolto da Monte dei Paschi), per concentrarci sugli aspetti più importanti dell’offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) lanciata da Intesa Sanpaolo e Bper (controllata per il 20% da Unipol, appunto) su Mps.

Cimbri rivela, in sintesi, che l’operazione rafforzerà Intesa Sanpaolo e che dalla fusione tra Bper e Mps “nascerà il secondo polo bancario italiano”, per forza di cose legato a Intesa. In parole più crude, si creerà un duopolio: la prima banca italiana contribuisce direttamente a creare la seconda — a scapito, ovviamente, di Unicredit e gli altri istituti — e, visto che c’è, nel frattempo si prende 625 filiali delle circa 1.300 che Mps possiede. “Sempre che il numero non venga ritoccato per intervento dell’Antitrust”, chiosa Cimbri: segno che sa che la sua manovra desta non poche preoccupazioni in materia di monopoli e mancanza di concorrenza.