Di: ATS / Giuditta Wiesendanger In Svizzera le donne continuano a guadagnare meno degli uomini. Nel 2024 la differenza era del 15,7%: per ogni 100 franchi guadagnati da un uomo, una donna ne riceveva circa 84. Lo comunica uno studio dell’Ufficio federale di statistica. Questo divario si sta riducendo. Cos’è il divario salariale tra donne e uomini?Il divario salariale, detto anche “gender pay gap” (dall’inglese), è la differenza tra quanto guadagnano in media gli uomini e le donne. Gli esperti distinguono tra divario totale e divario “non spiegato”, cioè quella parte che non è spiegabile con le differenze misurabili attraverso fattori tangibili.Un po’ di storiaSi è iniziato a parlare formalmente di parità salariale e disparità retributiva tra uomini e donne alla fine del XIX secolo, con le prime proteste sindacali e le rivendicazioni delle lavoratrici durante la Rivoluzione Industriale e le lotte operaie (come lo sciopero delle fiammiferaie a Londra nel 1888).Le prime leggi arrivano negli anni ‘50 e ’60 dopo che il principio della “parità di retribuzione” viene inserito nel Trattato di Roma del 1957 (che ha fondato la Comunità Economica Europea) e tradotto in legge negli Stati Uniti con l’Equal Pay Act of 1963 firmato da John F. Kennedy.Nel 1975 la prima Direttiva della Comunità Europea (CE) ha imposto ai Paesi membri di adeguarsi alla parità, mentre in Svizzera il principio è stato sancito dalla Costituzione federale nel 1981: “salario uguale per un lavoro di uguale valore”.L’espressione specifica in inglese e l’analisi statistica sistematica del divario medio globale (gender pay gap) si sono diffuse tra gli anni ‘90 e i 2000, portando a normative sempre più stringenti sulla trasparenza retributiva, come il recente recepimento delle direttive europee sulla trasparenza.La differenza che si spiega e quella che non si spiegaUna parte del divario salariale ha delle spiegazioni rappresentabili con dati statistici. Fra le spiegazioni misurabili ci sono: la posizione professionale, il settore, il lavoro a tempo parziale e gli stereotipi.Anche eliminando tutti questi fattori, resta una differenza: è il cosiddetto divario “non spiegato”. Nel 2024 questa differenza ingiustificata è del 6,5%, pari a 640 franchi lordi al mese. Questo significa che, a parità di condizioni, le donne guadagnano comunque meno degli uomini senza una ragione che può essere spiegata dai dati. Questa parte non spiegabile costituisce una discriminazione salariale. Sul sito della Confederazione si legge che la discriminazione salariale sussiste quando “donne e uomini sono pagati in modo diverso per un lavoro di uguale valore”.La differenza salariale tra uomini e donne, che a livello percentuale è del 15,7%, si traduce in 1’364 franchi di disparità al mese (media tra pubblico e privato). Di questo 15,7%, quasi metà della differenza (46,9%) non è spiegabile. Settore pubblico e privato a confronto (2024)Il settore privato presenta disparità più marcate del pubblico, sia nel divario totale che in quello inspiegabile. Al mese, le donne nel pubblico guadagnano 1’204 franchi in meno rispetto agli uomini, nel privato invece 1’474 franchi.Differenza nel settore pubblico tra uomo e donna in percentuale: 12,8%Differenza nel settore privato tra uomo e donna in percentuale: 17,2%La posizione professionaleLe donne occupano meno frequentemente ruoli dirigenziali e beneficiano meno spesso di bonus e altre componenti salariali accessorie. Inoltre, le differenze salariali tra donne e uomini aumentano con il livello di responsabilità professionale. Il divario è particolarmente marcato nelle posizioni dirigenziali, dove le donne continuano a percepire stipendi sensibilmente inferiori rispetto ai colleghi uomini. Nelle funzioni senza responsabilità di quadro, invece, le differenze retributive risultano più contenute.Il settore d’impiegoLe donne lavorano inoltre in settori e professioni diverse in cui le remunerazioni sono tendenzialmente più basse dei settori in cui gli uomini rappresentano gran parte della forza lavoro. Il lavoro a tempo parzialeIl lavoro a tempo parziale continua a essere una realtà diffusa in Svizzera e riguarda soprattutto le donne. Le differenze emergono in particolare nella conciliazione tra lavoro e famiglia: la presenza di figli incide in misura molto maggiore sul grado di occupazione femminile rispetto a quello maschile. Anche tra le persone che vorrebbero lavorare di più, le donne risultano maggiormente interessate dal fenomeno della sottoccupazione. Nel confronto europeo, la Svizzera si conferma inoltre tra i Paesi in cui il lavoro a tempo parziale è più diffuso. Da cosa è composta la parte inspiegabile del divario salariale fra uomini e donne?Gli esperti sottolineano che la parte “inspiegabile” del divario salariale non coincide automaticamente con la discriminazione, ma può includere diversi fenomeni difficili da misurare con i dati statistici. Tra questi figurano, ad esempio, promozioni concesse più frequentemente agli uomini, aumenti salariali negoziati in modo diverso, bonus distribuiti in maniera non uniforme, oppure il cosiddetto “malus della maternità”, che può penalizzare le donne dopo la nascita di un figlio attraverso minori opportunità di carriera o di avanzamento professionale. Al contrario, alcuni studi parlano di un possibile “bonus della paternità”, che tende a favorire gli uomini una volta diventati padri. Anche la sottovalutazione di competenze tipiche di professioni fortemente femminilizzate può contribuire a mantenere differenze retributive che non emergono chiaramente dalle statistiche. Per questo la quota inspiegabile viene considerata un indicatore delle disuguaglianze che persistono nel mercato del lavoro.Cosa fa la Svizzera in merito?Per contrastare queste disparità, dal 2020 la Svizzera impone alle aziende con almeno 100 dipendenti di effettuare un’analisi della parità salariale, sottoporla a una verifica indipendente e comunicarne i risultati al personale. La Confederazione mette inoltre a disposizione Logib, uno strumento gratuito che consente alle imprese di individuare eventuali discriminazioni salariali e rendere più trasparenti i propri sistemi retributivi.Oltre il genere: le variabili che determinano la discriminazione salarialeIl divario salariale medio del 15,7% in Svizzera è solo la punta dell’iceberg. La discriminazione non colpisce tutte le donne allo stesso modo, ma si acuisce quando il genere si somma, per esempio, allo status migratorio o al tipo di permesso di soggiorno. Nel contesto svizzero, fortemente dipendente dalla manodopera estera, le donne straniere subiscono una duplice svalutazione: una legata al genere e una legata alla provenienza. Ricerche condotte dal centro FORS dell’Università di Losanna e un recente studio (nccr - on the move) evidenziano infatti una marcata segregazione occupazionale, che confina le lavoratrici migranti nei settori fortemente “femminilizzati” e meno regolamentati e a più basso valore aggiunto (come la ristorazione o i servizi di cura).55:54Il Ticino, fra stipendi bassi, manodopera frontaliera in aumento e inflazione (3./3)Millevoci 01.04.2022, 11:05iStockIsolare queste sovrapposizioni a livello statistico è una sfida difficile. Gli strumenti di controllo standard applicano modelli per calcolare la disparità che “ripuliscono” il dato da fattori come il livello di qualifica o il settore d’impiego. Questo approccio metodologico rischia di considerare “spiegate” - e quindi legittime - quelle differenze salariali che derivano da barriere d’accesso sistemiche a monte. Inoltre, raccogliere dati accurati sul piano locale (come in Ticino nel caso dei frontalieri o di specifiche etnie) si scontra con campioni spesso troppo esigui per tutelare la privacy o garantire la solidità statistica (problema delle stime delle piccole aree: “Small area estimation”).