È durato quasi 14 ore l’intervento per recuperare tre alpinisti in difficoltà durante la discesa dalla Levanna Orientale, cima di 3.555 metri sulle Alpi Graie. Una donna torinese di 50 anni è rimasta ferita dopo una caduta, riportando la frattura della caviglia destra e non riuscendo più a proseguire. La richiesta di aiuto è partita domenica alle 14,15 dagli stessi escursionisti, che stavano rientrando al rifugio Daviso dopo aver completato l’ascensione. L’incidente è avvenuto intorno ai 3.300 metri, in una zona di balze rocciose un tempo occupata dal ghiacciaio, particolarmente esposta in caso di peggioramento delle condizioni meteorologiche. Nonostante la nebbia, l’eliambulanza del 118 di Azienda Zero è riuscita a trasportare a circa 2.400 metri tre volontari della stazione del Soccorso alpino di Forno Alpi Graie. Da lì i tecnici hanno raggiunto il gruppo e avviato una complessa operazione, effettuando calate con corde e barella per oltre 60 metri. Con il passare delle ore, le difficoltà dell’intervento hanno reso necessario l’arrivo di altri soccorritori. L’elicottero ha portato in quota volontari delle stazioni di Ala di Stura, Balme e Usseglio, facendo salire a circa una dozzina il numero degli uomini impegnati nelle operazioni. La 50enne è stata infine messa in sicurezza e trasportata all’ospedale di Ciriè. Sono stati recuperati anche i suoi due compagni di ascensione, torinesi di 52 e 64 anni, rimasti illesi. I due hanno raggiunto il rifugio Daviso accompagnati dai volontari di Forno Alpi Graie. Il lungo intervento di salvataggio si è concluso nel cuore della notte. L’altro salvataggio sopra Locana Una delicata operazione di soccorso, che si è conclusa a notte fonda, ha permesso di salvare due alpinisti rimasti bloccati nel pomeriggio di ieri su una via del Becco di Valsoera, nel Vallone di Piantonetto, sopra Locana. Al termine della salita, durante le manovre di discesa in corda doppia, i due si sono trovati bloccati lungo la parete a causa dell'incastro delle corde. Presa coscienza dell'impossibilità di risolvere autonomamente la situazione, hanno richiesto l'intervento dei soccorsi. Dalle coordinate trasmesse è apparso subito evidente ai soccorritori come un intervento via terra avrebbe richiesto una lunga e complessa salita in ambiente alpinistico, con tempi presumibilmente molto lunghi. Così l'elicottero «Drago» dei vigili del Fuoco ha effettuato diversi tentativi di avvicinamento alla parete, ostacolato dalle nuvole che nel corso del pomeriggio si sono progressivamente abbassate fino a circa 2200 metri di quota, poco al di sopra del Rifugio Pontese. Soltanto in una breve finestra, poco prima del tramonto e quindi al limite dell'operatività dell'elicottero in assetto diurno, è stato possibile prelevare al verricello uno dei due alpinisti, prima che le nuvole impedissero di tornare a recuperare il compagno. Nel frattempo, una squadra del Soccorso Alpino della XII Delegazione Canavesana, dalla diga del Teleccio, è rimasta operativa per tutta la durata dell'intervento, monitorando l'evoluzione delle condizioni meteo, pronta a intervenire via terra. In tarda serata, approfittando di un temporaneo miglioramento delle condizioni meteo, l'elisoccorso configurato per il volo notturno è decollato dalla base di Torino verso il Becco di Valsoera, con a bordo un tecnico del Soccorso Alpino. Solo poco prima di mezzanotte è stato possibile recuperare anche il secondo alpinista in parete, grazie a una complessa operazione al verricello. L'uomo è stato poi trasportato in elicottero fino alla diga del Teleccio, dove è stato visitato dall'èquipe medica dell'elisoccorso. Come il compagno se l'è cavata con un grosso spavento.