L'Editoriale

Lunedì 31 Agosto 2026

MONDO. Più dell’Europa poté il merluzzo. In Islanda il 52,8% degli elettori ha detto no alla ripresa dei negoziati per entrare nell’Unione europea. Non era ancora un voto sull’adesione, ma solo sulla possibilità di tornare a discuterne. È bastato: gli islandesi hanno preferito non aprire quella porta. Il dato è politicamente tutt’altro che marginale.

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Non è la rivolta di una periferia impoverita contro Bruxelles, ma la diffidenza di una piccola nazione prospera che guarda l’Europa e si chiede: che cosa dovremmo cedere in cambio? La risposta passa (in parte) dal mare. La pesca conserva un peso materiale e simbolico enorme: nel 2025 i prodotti ittici rappresentavano quasi il 39% delle esportazioni di beni. Merluzzi e aringhe non sono semplicemente merci: sono pezzi della sovranità nazionale. Gli islandesi lo hanno imparato combattendo. Tra gli anni Cinquanta e Settanta affrontarono il Regno Unito nelle Guerre del merluzzo, fino a imporre l’estensione della propria zona economica esclusiva a 200 miglia. Per un Paese indipendente solo dal 1944, il controllo delle acque divenne la prova che una piccola nazione poteva decidere del proprio destino.