Quasi 55’000 allievi tornano tra i banchi di scuola in Ticino©Ti-Press / Carlo ReguzziDi: Umberto Gatti-Radiogiornale/joe.p. Ricomincia oggi in Ticino l’anno scolastico. E sono quasi 55’000 gli allievi e 7’000 i docenti e gli operatori scolastici che oggi ritornano tra i banchi di scuola. A Bellinzona si è tenuta la tradizionale conferenza stampa di inizio anno. “Questo giorno è un passaggio importante che porta nuove opportunità di crescita e di incontro”, ha esordito la presidente direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) Marina Carobbio Guscetti. Marina Carobbio Guscetti: “La scuola non si limita ad educare, ma svolge un ruolo civile e sociale fondamentale”RSI“La scuola - ha proseguito - non si limita ad educare, ma svolge un ruolo civile e sociale fondamentale”. “Il DECS e la scuola - ha assicurato - restano per me al centro dell’attenzione e continuerò ad impegnarmi per avanzare con i cantieri aperti e continuare a rafforzarla”.Il primo cantiere citato è quello della revisione della legge sulla scuola dell’infanzia e la scuola elementare. “Siamo in fase di finalizzazione”, ha precisato la direttrice del DECS. Tra le novità principali di questo anno c’è l’insegnamento del tedesco già partire dalla prima media. “Lo ha voluto il Parlamento, nei mesi scorsi è stato preparato con minuzia e prende il via proprio oggi”, ha assicurato Carobbio Guscetti.Fin qui le novità sull’anno scolastico appena iniziato. A fine conferenza stampa Carobbio Guscetti ha anche parlato da presidente del Governo cantonale. Sullo sfondo la vicenda di Claudio Zali e soprattutto quella che Carobbio ha definito “la progressiva deriva del dibattito pubblico”. Carobbio che in qualche modo voluto gustificare il silenzio scelto dal Governo nelle ultime settimane e ha anche ribadito la condanna a ogni forma di violenza.“Comprendo - ha detto - lo smarrimento che gli eventi delle ultime settimane possono aver generato. Credo però che sia ora di rimettere alcuni punti fermi. Come presidente del Governo cantonale ritengo fondamentale ricordare la centralità della separazione dei poteri che sta alla base dello Stato di diritto. La discrezione o silenzio, come lo hanno chiamato alcuni, adottata dal Consiglio di Stato in questi giorni è da ricondurre proprio alla volontà di rispettare la separazione dei poteri, lasciando che a chiarire fatti e responsabilità sia il potere giudiziario. Ciò non significa sottrarsi alle domande, alle verifiche, al controllo democratico, mediatico e parlamentare. Ci mancherebbe altro. Appena sarà possibile, senza interferire con gli accertamenti giudiziari in corso, si dovrà rispondere alle domande e anche agli atti parlamentari con la massima trasparenza”.Radiogiornale 12.30 del 31.08.2026CorrelatiTi potrebbe interessare