Cercasi infermieri disperatamente: anche nel lontano Uzbekistan, oltre che nella vicina Albania, il primo meta di una missione istituzionale da parte dell'assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi. In Piemonte, come è noto, mancano circa 6 mila professionisti. Equilibrio saltato Una permanente di breve durata, quella di Riboldi, con un obiettivo preciso: «La missione non nasce oggi e non nasce per caso. Il punto di partenza è molto semplice: il Piemonte nei prossimi anni dovrà affrontare una vera emergenza sul personale infermieristico. Il Piano Socio-Sanitario regionale mette nero su bianco circa 1000 pensionamenti l’anno nei prossimi 10 anni con un numero di laureati, che seppure a pieno regime riesce a coprire le carenze". La strategia Si tratta di una sfida strutturale, spiega Riboldi, «che non si risolve con interventi improvvisati o andando semplicemente a “pescare” personale dove capita. Per questo, da circa un anno, stiamo lavorando con serietà a una strategia di lungo periodo: creare percorsi universitari italiani all’estero, capaci nei prossimi anni di formare professionisti secondo standard universitari e con un rapporto stabile con il nostro sistema sanitario». Parallelamente, nell’immediato, «stiamo accogliendo medici e infermieri formati all’estero attraverso procedure vincolate e nel rispetto delle indicazioni e delle verifiche degli Ordini professionali. Sono professionisti che già oggi lavorano in moltissimi ospedali piemontesi e contribuiscono concretamente a garantire i servizi». Due percorsi paralleli: uno serve a rispondere all’emergenza di oggi, l’altro a costruire la soluzione di domani. Il fronte albanese È già stato avviato un percorso di "Double Degree" tra l’Università di Argirocastro in Albania e l’Università del Piemonte Orientale. È in fase di avvio una collaborazione con l’Università di Tirana e l’Università di Torino. «Ora lavoriamo su due ulteriori progetti in Uzbekistan - precisa l'assessore -: a Tashkent, dove è già presente il Politecnico di Torino, e a Samarcanda, rispettivamente con l’Università di Torino e con l’Università del Piemonte Orientale». Qual è il criterio di fondo La missione in Uzbekistan con l’Università di Torino serve proprio a finalizzare queste opportunità. Con una avvertenza: «Questo non è un progetto che produce infermieri domani mattina. È una scelta strategica che darà i suoi frutti nel medio e lungo periodo, anche quando avrò terminato il mio mandato». «Se avessimo voluto semplicemente assumere personale senza una strategia – prosegue Riboldi -, le porte sarebbero aperte e le soluzioni sarebbero molto più semplici. Noi abbiamo scelto invece di costruire un percorso universitario serio, qualificato e strutturale - conclude l'assessore -. La Sanità non si governa con l’improvvisazione né con la propaganda. Si governa programmando il fabbisogno, formando i professionisti e costruendo oggi le condizioni per avere domani il personale necessario. Questo è il senso della missione: non cercare una scorciatoia, ma costruire una prospettiva in collaborazione con le università piemontesi e con l’ordine delle professioni infermieristiche, che ringrazio per la collaborazione». La questione stipendi «Questo non influisce sul tema degli stipendi degli infermieri italiani, che sicuramente vanno aggiornati - conclude Riboldi -. È un provvedimento che aiuterà a migliorare la qualità della vita dei professionisti: al posto di essere sotto numero saranno finalmente nel numero giusto». Partita aperta.