Per chi “ama gli animali” spesso gli stessi hanno tutti, più o meno, la stessa importanza. Certo, con qualche differenza, i propri pet più di tutti, poi i mammiferi più degli uccelli, rettili un po’ meno, a meno che non siano tartarughe marine; pipistrelli, ragni, zanzare e scorpioni, meno ancora. Per chi si occupa di conservazione della natura, invece, l’importanza di una specie è strettamente collegata al suo status in natura, ovvero se “sta bene” o se è minacciata da qualche fattore - sempre dipendente in maniera diretta o indiretta dall’uomo – ed è pertanto a rischio di estinzione.Tralascio le motivazioni di carattere etico e filosofico (ognuno ha le sue), ma più gli ecosistemi sono complessi e più sono resilienti e stabili; più si semplificano e più il rischio che si inneschino processi negativi e irreversibili aumenta. Ecco perché, oggi, chi si occupa di conservazione della natura è sempre più impegnato nel contrastare la perdita di biodiversità, tentando di salvare dall’estinzione il maggior numero possibile di specie animali e vegetali. Uno strumento fondamentale per lavorare in questo senso lo fornisce l’IUCN, la più grande organizzazione mondiale di conservazione della natura, con il supporto di circa 20.000 scienziati, da oltre 60 anni, infatti, redige la lista rossa delle specie minacciate dove una singola specie viene valutata e inserita in una categoria a seconda di quanto sia grave il rischio di estinzione. Dal maggiore al minor rischio le categorie sono: in pericolo critico (CR), minacciata (EN), vulnerabile (VU), quasi minacciata (NT), a rischio relativo (LC). In più ci sono anche le specie estinte dal 1500 ad oggi (EX) e quelle estinte in natura cioè che sopravvivono solo in zoo o orti botanici (EW). La collocazione in una determinata categoria avviene in base a precisi parametri che valutano l’ampiezza della distribuzione, il trend delle popolazioni e i numeri degli individui. Le liste rosse sono fatte a livello globale, ma anche regionale (es. Europa, Mediterraneo, Italia) e una specie, ovviamente, può essere inserita in categorie diverse a seconda dell’area geografica di riferimento.Purtroppo ad oggi l’IUCN è riuscita a valutare solo 175.000 specie tra animali e piante, pari al 7,9% delle specie note in tutto il mondo – circa 2,2 milioni secondo il “catalogue of life”.Mi rendo conto che questa lunga premessa può essere noiosa, ma per me è fondamentale fornire ai non addetti ai lavori le premesse del mio ragionamento. Secondo la IUCN ci sono in Italia (con esclusione delle specie marine) 57 specie animali minacciate in modo critico a livello globale - 45 sono anche endemiche, cioè vivono esclusivamente nel nostro Paese – 12 sono di vertebrati e 45 di invertebrati. Tra i primi abbiamo: un solo mammifero, l’orecchione sardo (un pipistrello); 3 anfibi e 8 pesci d’acqua dolce, di cui 3 hanno anche fasi di vita marina; tra gli invertebrati abbiamo: 1 ragno; 8 lepidotteri (farfalle); 1 coleottero; 1 imenottero (ape); 15 ortotteri (cavallette); 2 sirfidi (mosche che sono anche impollinatori); 17 molluschi dei quali 15 “lumache” e 2 bivalvi (simili alle cozze). I colleghi perdonino le semplificazioni un po’ forzate per far capire al grande pubblico di cosa stiamo parlando. Come accennavo, oltre ad una “Red list” globale ne esiste anche una italiana realizzata, su incarico del Ministero dell’ambiente, dalla Federparchi nell’ambito del segretariato del comitato italiano dell’IUCN, com il contributo dei migliori specialisti italiani. Ovviamente le categorie assegnate alle singole specie dipendono dal loro stato di conservazione che in Italia che può essere diverso da quello globale. Per cui può succedere che una specie come lo storione (Acipenser sturio) sia classificata come estinta in Italia - così come in tutto il Mediterraneo - e in pericolo critico (CR) a livello globale per popolazioni presenti ancora nell’atlantico e nel mare del nord. Inoltre, va sottolineato che, mentre la Red list globale è un lavoro che è stato avviato da oltre 60 anni, con aggiornamenti annuali (anche se non per tutte le specie) e interessa moltissimi gruppi, quella italiana, invece, esiste “solo” dal 2013 e i gruppi terrestri valutati sono esclusivamente vertebrati, libellule, farfalle, api e coleotteri saproxilici (quelli associati al legno morto). Nonostante ciò, tra le specie valutate sono ben 120 quelle classificate in pericolo critico: 81 sono coleotteri saproxilici (66,4%), 7 api, 2 libellule, 1 farfalla, 2 agnati (lamprede), 2 mammiferi, 10 uccelli, 1 rettile, 1 anfibio, 13 pesci d’acqua dolce.Come accennato all’inizio di questo articolo, nonostante in Italia abbiamo tutte queste specie sull’orlo dell’estinzione, è molto difficile ottenere per esse l’attenzione che meritano ai fini della loro conservazione. È molto più facile trovare fondi, interesse delle istituzioni e, soprattutto, dei cittadini, ad esempio per il lupo o la tartaruga marina (Caretta caretta). Eppure il lupo a livello globale ed europeo è classificato a rischio relativo (LC) e a livello italiano quasi minacciato (NT); la Caretta a livello globale è considerata vulnerabile (VU), nel Mediterraneo anch’essa LC e a livello italiano minacciata (EN). Quindi, complessivamente, queste 2 specie sono in uno stato di conservazione enormemente più favorevole rispetto alle tante in pericolo critico.Per questo motivo grazie all’interesse e alla disponibilità di Greenreport cercherò di far conoscere al grande pubblico le specie presenti in Italia in pericolo di estinzione le loro caratteristiche, dove sono e i fattori di minaccia, con degli articoli dedicati, nella speranza che questo aiuti chi lavora nel campo della conservazione.