Sono oltre 40 le specie di cavalluccio marino note nel mondo, e due in particolare – Hippocampus guttulatus e Hippocampus hippocampus – popolano anche i mari italiani, con una distribuzione che interessa sostanzialmente l’intero Stivale, con l'eccezione dell'alto Adriatico per quanto riguarda l’H. hippocampus.
Entrambe le specie figurano però come «quasi minacciate» (NT) nelle Liste rosse elaborate per l’Italia secondo i criteri dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), dato che la distruzione degli habitat costieri e la sovrapesca continuano a metterne a rischio la sopravvivenza.
I cavallucci marini, infatti, sono strettamente legati ai fondali costieri ricchi di vegetazione, in particolare alle praterie di zostera, cymodocea e posidonia oceanica. Proprio il degrado di questi ecosistemi, dovuto anche alla realizzazione di opere artificiali lungo le coste, rappresenta una delle principali minacce che le due specie si trovano ad affrontare. A Napoli, però, dai fondali dell'Area marina protetta Gaiola è arrivato quest’estate un segnale incoraggiante. Durante le consuete attività di monitoraggio della posidonia oceanica reimpiantata nell'ambito di un progetto di restauro ambientale avviato nel 2023, i ricercatori hanno osservato con grande sorpresa un primo esemplare di Hippocampus guttulatus, cullato dai flutti mentre restava avvinghiato alle giovani foglie delle piante marine. Si tratta di un ritorno eccezionale, viste anche le tempistiche – a soli tre anni dall'inizio dell'intervento per la progressiva rinaturalizzazione delle praterie.






