In Islanda uno spoglio non indicato ai deboli di cuore. Dopo una partenza in vantaggio per il «No» all’Europa con i primi dati che arrivavano dalle aree rurali, i parziali dalla città di Reykjavík hanno portato il «Sì» in vantaggio. Alle due e trenta del mattino, però, una piccola notizia che in tanti sul momento abbiamo sottovalutato: la capitale stava scrutinando molto più velocemente degli altri collegi; c’era quindi ancora una possibilità per un risultato che avrebbe sovvertito i pronostici più ottimisti. Alle tre e cinque, poco dopo quindi, il «No» è tornato in vantaggio.

Nessuno, fra i presenti alla veglia referendaria, aveva riposto troppa fiducia in questo avvertimento. Anche perché a quel punto la festa del comitato per il «No», ad un isolato di distanza da quella per il «Sì», si era già svuotata e tutti hanno interpretato questo elemento come un forfait.

Oltre al danno, la beffa: per grottesco che possa sembrare, la televisione islandese ha dovuto chiarire che ciò è avvenuto perché la discoteca improvvisata del comitato per il «No» era diventata insopportabilmente calda e le persone sarebbero dunque andate via per non sudare. Non un dato politico, quindi.

Reykjavík, che doveva portare l’Islanda in Europa, non lo ha fatto. Nonostante l’affluenza alle urne fosse molto alta all’inizio, questa nella capitale è calata con il passare delle ore. Se fino alle 15:00 era superiore a quella registrata per le elezioni politiche del 2024, alle 16:00 questo dato era già ribaltato.