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Marco Bonarrigo

Roglic e Mas puntano alla Vuelta, ma Mondiali e Lombardia sono da riscrivere

«Che ci faccio io qui?» sembrava chiedersi ieri sul podio della nona tappa della Vuelta uno spaurito Enric Mas, mentre indossava la maglia rossa di leader dopo la vittoria sul traguardo dell’Alto de Aitana. Se lo sono chiesti anche tifosi e tecnici guardando l’ossuto capitano della Movistar, 31 anni, talento inespresso a digiuno di successi da quattro stagioni, che oggi nel primo giorno di riposo conduce la corsa con 1’18” su Primoz Roglic e 1’39” su Felix Gall.

In un mondo che già si preparava ad elaborare il lutto del dopo-Pogacar, in un lontanissimo 2030 o 2031, cercando di capire come il ciclismo sarebbe potuto sopravvivere al ritiro di chi ha cambiato le regole del gioco e la dinamica di ogni corsa, da sabato sera si è aperto improvvisamente un vuoto pauroso. I fatti sono noti. Lanciatissimo verso la vittoria alla Vuelta, Tadej Pogacar è stato atterrato da un sasso maligno (qualcuno dice una microcamera caduta dal manubrio di un collega, ma ieri i cronisti del quotidiano sportivo Marca avrebbero trovato la pietra incriminata) a 38 chilometri dal traguardo dell’ottava tappa.