di
Andrea Nicastro
Ora c’è il rischio di epidemie a causa dei molti corpi non sepolti
Hanno aperto un buco nella volta della galleria. Sessanta centimetri per novanta, giusto per passarci con l’imbragatura. Un soldato nepalese si è calato nel buio e ha gridato. Sospeso nel vuoto ha agitato la torcia e ha urlato di nuovo. Dal fondo non ha risposto nessuno. È il quinto giorno dall’alluvione himalayana e quel che resta da sperare è concentrato lì, nell’Upper Trishuli 3A, una centrale idroelettrica in costruzione dentro la montagna. L’esercito ha impiegato tre giorni per individuare il tracciato del tunnel, ora prova ad allargare il varco con le mine. Quanti operai ci siano là sotto non lo sa nessuno: l’esercito dice 35, venerdì si parlava di cento. I dispersi di tutte le centrali idroelettriche sono però 933. Ieri gli elicotteri sono finalmente riusciti a portare in quota le prime ruspe per creare lungo il fiume un nuovo accesso alle zone del disastro. «Ci sono troppi detriti e dannatamente instabili. La dinamite non basterebbe» ammette Dharam Raj Uprety, capo dell’autorità nepalese per i disastri.
In mezzo alla tragedia, una bambina, Manisha, cinque anni, intrappolata nella casa che l’ondata ha abbattuto. Era in ipotermia con i battiti al minimo quando l’hanno trovata. È ricoverata a Kathmandu, ha i genitori accanto.Il bilancio: 903 morti e 4.200 dispersi tra Nepal e Tibet. Novantamila i nepalesi che hanno perso tutto o quasi secondo la Croce Rossa. La ricostruzione, se mai ci sarà, costerebbe un decimo del Pil nepalese. Ieri si è aperto un secondo fronte. Non riguarda l’acqua che è passata, ma quella che resta. Le condutture che portano acqua potabile a valle sono rotte. Dai rubinetti esce di tutto. «Il pericolo di epidemia è reale» dice Sudarshan Neupane, direttore di WaterAid Nepal. I corpi in decomposizione sono una bomba virale da contenere con le sepolture di massa. In una foresta 200 chilometri a valle, già 96 fosse senza nome sabato, più di 100 ieri. «Oltre la metà dei cadaveri sono irriconoscibili» dice un poliziotto a Reuters. Prima di seppellirli prendono il Dna perché un giorno la famiglia possa trovare il suo morto.










