Prima la fiammata inflazionistica post pandemia alimentata dall’invasione russa dell’Ucraina che ha fatto esplodere i prezzi dell’energia e dei fertilizzanti. Poi, dallo scorso febbraio, la guerra di Usa e Israele all’Iran con il conseguente rincaro di petrolio e prezzi alla pompa. In mezzo l’effetto dei cambiamenti climatici sulle produzioni agricole. È così che, negli ultimi cinque anni, il prezzo dei prodotti alimentari e delle bibite analcoliche è schizzato in Italia del 29,5% con picchi del 34% per la verdura e di oltre il 49% per olio e burro. Contro il +21% dell’indice generale dei prezzi al consumo per l’intera collettività diffuso ogni mese dall’Istat. Un salasso, quella sulla spesa per il cibo, che si somma al balzo ancora più clamoroso (+43,3%) della voce relativa alle spese per abitazione, acqua, elettricità e gas, la più pesante nel bilancio delle famiglie italiane.
Le tabelle interattive del fattoquotidiano.it costruite elaborando i dati dell’istituto di statistica consentono di analizzare la stangata voce per voce. E mostrano chiaramente perché i salari reali, cioè la quantità di beni che si possono effettivamente comprare con uno stipendio, siano ancora ben sotto i livelli del 2021. Chiunque metta piede al supermercato, vada a cena fuori o organizzi una vacanza lo sperimenta del resto sulla sua pelle. E nei prossimi mesi la situazione rischia di peggiorare causa effetto domino del caro carburanti su tutti i beni trasportati su gomma e impatto sui raccolti del super El Niño. Intanto, nella narrazione del governo Meloni, l’economia è in ottima forma come dimostra il fatto che il pil pro capite cresce. Poco importa se quel valore, che è nominale, nulla dice sul potere d’acquisto e dunque sul benessere percepito.















