L’Europa è sfregiata dall’invasione. In Italia proliferano le piscine riservate a donne in burkini, mentre gli alunni ricevono «sconti» durante il Ramadan. In Nord Europa si fa campagna elettorale in arabo. Una scuola multietnica tedesca si è guadagnata il titolo di più pericolosa di Germania. In Uk è emergenza baby gang.
Manifesti elettorali in arabo? È quello che succede nella Svezia di oggi, dove un quarto della popolazione ha origini straniere.
Con le elezioni generali del 13 settembre alle porte, il volto dell’ex premier socialdemocratica Magdalena Andersson sopra la scritta in arabo «Abbiamo bisogno del tuo voto» ha scatenato le polemiche. «I partiti dovrebbero incentivare l’apprendimento della lingua nazionale anziché assecondare la creazione di “società parallele” o ghetti linguistici», tuonano dalla maggioranza di destra, anche perché gli annunci sono comparsi su AI Kompis, un sito web destinato agli immigrati che non parlano svedese.
In realtà, tra i partiti di centrosinistra l’iniziativa è ormai prassi acquisita. Già adottata durante la campagna elettorale del 2022, con tanto di varianti in somalo e farsi, nel tentativo di conquistare voti tra quel milione di stranieri naturalizzati, quindi con potere di voto.







