L'intervista al Corriere: «Agli altri malati dico: non isolatevi, si può e si deve restare attivi»

«Ho il Parkinson. Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. Un amico ha notato come muovevo le mani. Il senatore Graziano Delrio, che è medico, mi ha detto: trascini i piedi, fatti visitare». Inizia così il racconto del senatore Pd Dario Franceschini al Corriere della Sera. Intervistato da Fabrizio Roncone racconta: «Si tratta di una malattia ancora avvolta dal mistero. Non se ne conoscono le cause. È impossibile da prevenire. E se ne possono curare solo i sintomi: non si guarisce, né regredisce. La progressione varia a seconda dei casi, ma è inarrestabile. Sul mio Parkinson, recentemente, s’è pure innestata una forma di parkinsonismo atipico: incide sull’equilibrio, che diventa sempre più precario, e provoca una difficoltà della parola. Il che, intendiamoci, per un politico può anche essere un bene…».

L’intervista si svolge nella casa campidanese di famiglia, vicina a Cagliari. Qui il senatore del Pd trascorre le vacanze con la moglie Michela Di Biase — anch’essa parlamentare dem — e la figlia Irene. Franceschini parla con tono calmo ma scandito. «La diagnosi è stata una botta tremenda. Avevo avuto un infarto nel 2014, più qualche altro acciacco ben risolto. Però, insomma, si trattava d’incidenti di percorso che un po’ tutti mettiamo in preventivo. Il Parkinson è una malattia diversa, ti accompagna per sempre». Di fronte alla scoperta della patologia, i primi pensieri sono andati subito agli affetti più cari. «Ho pensato a mia moglie – racconta Franceschini – che è molto più giovane di me, e alle mie figlie. Irene, che all’epoca aveva appena 5 anni. Caterina e Maria Elena, che oggi ne hanno rispettivamente 38 e 31. Ho immaginato il dolore, la sofferenza, i disagi che avrei procurato a tutti».