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Fabrizio Roncone
Intervista esclusiva con il senatore pd, uno dei politici più influenti in Italia, che al Corriere rivela di convivere con il Parkinson. «Il primo pensiero è stato per Michela e per le mie figlie, immaginavo il loro dolore. E il riflesso è nascondersi»
DAL NOSTRO INVIATOCAGLIARI - «Ho il Parkinson. Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. Un amico ha notato come muovevo le mani. Il senatore Graziano Delrio, che è medico, mi ha detto: trascini i piedi, fatti visitare. Si tratta di una malattia ancora avvolta dal mistero. Non se ne conoscono le cause. È impossibile da prevenire. E se ne possono curare solo i sintomi: non si guarisce, né regredisce. La progressione varia a seconda dei casi, ma è inarrestabile. Sul mio Parkinson, recentemente, s’è pure innestata una forma di parkinsonismo atipico: incide sull’equilibrio, che diventa sempre più precario, e provoca una difficoltà della parola. Il che, intendiamoci, per un politico può anche essere un bene...».
Il senatore Dario Franceschini trascorre le sue vacanze in un paesino a dieci chilometri dall’aeroporto di Cagliari. Il navigatore fa imboccare un rettilineo che prima costeggia le acque trasparenti del Poetto, poi taglia i campi arsi dal sole a picco: nel riverbero bollente, ecco le case basse, le persiane socchiuse, nella piazzetta deserta ci sono la chiesa e il monumento che ricorda i caduti della Grande Guerra, mancano duecento metri, un vicolo stretto, si gira a sinistra, c’è una frutteria e, subito dopo, un portone semplice, di legno. Che si apre su un grande cortile di alberi e cespugli: lo sguardo scorre allora di colpo su una dimensione rurale, ottocentesca — Franceschini e sua moglie Michela Di Biase, anche lei parlamentare del Pd, hanno lasciato la vecchia casa campidanese così com’era — con le camere a vista, le pareti di colori diversi, un lungo tavolo sbilenco, un porticato da dove escono le amichette della figlia Irene, perché — dopo aver fatto colazione — tutti si stanno ora preparando per andare al mare in un’atmosfera di allegria e spensieratezza.Dieci minuti dopo, siamo soli, in un piccolo soggiorno. Franceschini siede su una poltrona. Indossa una maglietta grigia, calzoncini, ai piedi ha un paio di sneakers. Parla piano, cercando di scandire le parole.










