Ogni punto colorato sulle due mappe satellitari che seguono è un’area bruciata rilevata da satellite: dati del sistema europeo EFFIS (European Forest Fire Information System), il servizio del Copernicus Emergency Management Service che dagli anni duemila raccoglie in tempo quasi reale le rilevazioni di incendio su tutto il continente, incrociando le immagini MODIS e VIIRS con gli algoritmi di stima dell’area bruciata. Il primo confronto è tra l’intera stagione 2025, un anno da record per gli incendi in Europa, e la stagione 2026 così come si presenta oggi, a metà agosto, con il periodo più caldo dell’estate non ancora concluso.

Perché (quasi) sempre le stesse zone?

Guardando le due mappe una dopo l’altra salta all’occhio che gli incendi non sono distribuiti a caso: certe fasce del continente (la costa tirrenica e la Corsica, l’entroterra andaluso, l’interno dei Balcani, i Carpazi orientali in Romania) compaiono colorate in entrambi gli anni, mentre gran parte dell’Europa centrale e settentrionale resta sostanzialmente scura in entrambe le mappe. Per verificarlo senza affidarci solo al colpo d’occhio, abbiamo confrontato le due mappe satellitari pixel per pixel (a una risoluzione di circa 150 km, la stessa griglia con cui EFFIS distribuisce questi dati): il 52% delle zone che hanno bruciato in almeno uno dei due anni lo hanno fatto in entrambi; e, dato ancora più netto, l’85% delle zone attive nel 2026 avevano già bruciato nel 2025. In pratica, quasi tutto quello che il 2026 ha incendiato finora era già un’area a rischio nota l’anno prima.