Pisa, 31 agosto 2026 – Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza. L’approvazione da parte della Food and Drug Administration americana (Fda) del Daraxonrasib, prima terapia orale mirata contro il tumore al pancreas in fase metastatica, segna una breccia in quello che per decenni è stato considerato il muro più alto e impenetrabile della ricerca oncologica. Una malattia complessa, spesso diagnosticata in fase avanzata, tanto da esser definita ‘killer silenzioso’.
I dati clinici confermano un aumento significativo della sopravvivenza con l’utilizzo del Daraxonrasib rispetto alla sola chemioterapia, ma la prudenza resta d'obbligo: non si tratta di una guarigione e la molecola non è ancora accessibile in Italia, dove si attendono i passaggi regolatori di Ema e Aifa.
Per capire la reale portata di questa scoperta abbiamo intervistato la professoressa Chiara Cremolini, oncologa dell'azienda ospedaliero universitaria Pisana (Aoup) e direttrice del programma di sperimentazioni cliniche dell’Aoup, che ha partecipato alla sperimentazione del Daraxonrasib ed è tra gli autori dello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine che dimostra per la prima volta l’efficacia di un farmaco a bersaglio molecolare per il tumore del pancreas metastatico.













