Ci sono momenti in cui sono i ragazzi a insegnare qualcosa agli adulti. È forse questo che è accaduto quando papa Leone XIV, incontrando i giovani al Meeting di Rimini, ha pronunciato una frase che assomiglia a una consegna per il nuovo anno scolastico alle porte: «Il futuro è una promessa, non una minaccia». Certo, accanto a questi ragazzi ce ne saranno altri nelle nostre aule che quel futuro lo guardano con inquietudine. Ma le due anime non sono così lontane: si può avere paura del futuro e, nello stesso tempo, desiderarlo e volerlo cambiare.

Da dove ri-partire? Farei nostro quel «Se vogliamo cambiare il mondo (ha detto il Papa citando sant’Agostino) cominciamo da noi stessi». E tornerei a Seneca, al suo recede in te ipse, raccogliti in te stesso (Ep. 7): non un invito all’isolamento ma alla capacità di stare con noi stessi. Una pausa per ascoltarsi e coltivare quella pace da cui può nascere un rapporto più libero con gli altri. La solitudine, quando è capacità di stare con se stessi, può diventare così una palestra di libertà: imparare a stare con i propri pensieri, ad ascoltare ciò che sentiamo e di quali legami di amicizia, comunità, amore abbiamo bisogno per infuturarci. E qui le parole ci sorprendono. Leudh, radice comune di eleutheria e libertas, libertà in greco e latino, porta con sé anche l’idea di appartenere e di crescere. Libero, per i nostri progenitori, è chi appartiene a una famiglia, a una stirpe, a una rete di affetti. La libertà, allora, non è sia emancipazione che appartenenza a qualcuno, a qualcosa, a un luogo dove valga la pena stare o tornare. Un ragazzo che sa stare solo, ma sa anche costruire legami, sa ascoltare se stesso e prendersi cura dell’altro. Il futuro non è soltanto un territorio da conquistare individualmente: è uno spazio da costruire insieme.