Alberto Barbera siamo alla quindicesima volta consecutiva (diciottesima se calcoliamo le tre edizioni della sua prima, breve direzione) a chiederci com’è stato arrivare a questa imminente Mostra (la numero 83) e ovviamente come sarà. Ma stavolta ci si arriva in modo quasi tempestoso in un anno complicato, per la Biennale e per lei stesso, un anno decisamente problematico. Insomma: in questi mesi estivi ha sofferto più il caldo o le polemiche?

«Non semplice scegliere. Le polemiche attorno al padiglione russo della Biennale le ho vissute esternamente tra sorpresa e indignazione. Per restare in tema e arrivando alla Mostra, quelle su film “DAU” del regista russo Il'ja Chržanovskij, da parte ucraina, non le avrei mai immaginate, ma ormai queste situazioni sono create ad arte, con motivazioni fasulle come in questo caso. Come si può sostenere una tale protesta con illazioni del tutto ingiustificate? Ma ripeto: fa parte del mondo d’oggi. Pur sapendo che la verità è una faccenda complicata, qui è venuta meno anche la tensione verso questa verità. Adesso sono curioso di vedere quali altre polemiche nasceranno durante la Mostra. Abbiamo appena aggiunto in Concorso “NAZA” un film sulla questione di Gaza, che sono certo aprirà nuovi dibattiti».