Di: Il giardino di Albert / Matteo Martelli Ci sono luoghi in cui fare ricerca significa prima di tutto imparare a muoversi in un ambiente ostile, che detta le proprie regole. Per Paolo Moccetti la Groenlandia è stata proprio questo: giornate in barca tra i fiordi e lunghe camminate nella tundra senza sentieri segnalati, in uno dei territori più estremi del pianeta.“È stata un’esperienza estremamente affascinante, non solo dal punto di vista scientifico ma anche umano”, ci racconta il ricercatore in ecologia acquatica all’Istituto scienze della terra della SUPSI, appena rientrato da una spedizione nella regione di Sisimiut, sulla costa occidentale della Groenlandia, dove ha trascorso due settimane. Era la sua prima volta sull’isola: “Avevo già avuto esperienze nel Nord Europa, per esempio in Norvegia. Ma la Groenlandia è un mondo a parte”.Il villaggio di Sisimiut visto dal mare Paolo MoccettiIn viaggio tra laghi inesplorati e senza nomeMa cosa significa fare ricerca in questi territori estremi? Dal centro abitato di Sisimiut, che con i suoi 5’500 abitanti è il secondo centro abitato della Groenlandia, il gruppo raggiungeva quotidianamente in barca i fiordi circostanti, con trasferimenti che potevano durare anche tre ore. A bordo si indossavano tute polari di sopravvivenza e, nelle zone non mappate, non disponendo di dati batimetrici dei fondali e con la marea in continuo movimento, l’avvicinamento alla costa avveniva “alla vecchia maniera”: qualcuno a prua controllava la presenza di rocce affioranti, mentre altri erano pronti con i remi ad allontanare l’imbarcazione dagli ostacoli. Poi iniziava il cammino nella tundra, spesso per chilometri, fino ai punti di campionamento.Paolo Moccetti Ed è proprio qui che emerge una delle immagini più suggestive della spedizione. “Erano spesso laghi sconosciuti, senza nome, inesplorati. Talvolta anche la gente del luogo non li conosceva”, racconta Moccetti. “Andavamo a fare i campionamenti di acqua, pesci, plancton e piccoli invertebrati dei fondali senza davvero sapere quello che avremmo trovato”.Raccolta di campioni in Groenlandia Paolo MoccettiUn laboratorio naturale per capire il futuroMa perché andare fino in Groenlandia per studiare dei laghi? La risposta sta proprio nel loro isolamento. A differenza di quanto avviene in gran parte dell’Europa, molti ecosistemi acquatici groenlandesi hanno un impatto diretto delle attività umane praticamente nullo. Questo permette agli scienziati di osservare in maniera più chiara il rapporto tra clima, caratteristiche dell’acqua e organismi viventi. La Groenlandia diventa così una sorta di laboratorio naturale del cambiamento climatico che anticipa il nostro futuro. Uno sbarco nella bassa marea Paolo MoccettiIl progetto di Moccetti si è concentrato in particolare sulle reti trofiche, quelle che comunemente chiamiamo catene alimentari: chi mangia chi e come queste relazioni cambiano al variare delle condizioni ambientali, ad esempio di temperatura dell’acqua. Il salmerino artico, sentinella del climaL’indagato speciale è stato il salmerino alpino (o artico), una delle sole due specie di pesci presenti nei laghi e nei fiumi studiati in Groenlandia, assieme allo spinarello. Procedendo verso nord, però, lo spinarello scompare e in alcuni ambienti rimane soltanto il salmerino. Una semplicità biologica che rende questi ecosistemi particolarmente interessanti per i ricercatori.La presenza del salmerino rimanda inoltre direttamente alla Svizzera: la specie si trova anche nei nostri laghi alpini e nel Lago Ceresio. È inoltre particolarmente sensibile alle alte temperature e proprio per questo, spiega Moccetti, può essere considerato una specie sentinella: “Con il progressivo riscaldamento delle acque potrebbe essere tra le prime a modificare il proprio comportamento e, se le temperature dovessero diventare troppo elevate, potrebbe trovarsi in difficoltà”. Un salmerino di mare. Per poter raccogliere i campioni, i ricercatori hanno ricevuto l'avvallo da parte di una commissione etica che ha approvato il progetto Paolo MoccettiI groenlandesi: un esempio di accoglienzaTra sonde, reti e campioni, ciò che emerge da quest’esperienza straordinaria resta soprattutto l’umanità di alcuni incontri inattesi. “Un giorno abbiamo raggiunto un lago particolarmente remoto. Lì abbiamo trovato una piccola capanna abitata da una coppia di inuit impegnata a pescare nel fiordo, cacciare renne e affumicare pesci”. Pur non parlando una lingua comune, l’ospitalità da parte dei due è stata immediata. “Senza aver detto quasi una parola, in silenzio, ci hanno offerto il caffè e fatto assaggiare alcuni dei prodotti che stavano preparando”. “La sensazione, di fronte a quest’incontro inaspettato - ammette il ricercatore - per un istante è stata quella di violare il loro lago privato”. Per questo, pur disponendo già di tutte le autorizzazioni necessarie, il gruppo di ricerca ha chiesto loro il permesso di effettuare i campionamenti. “Non c’è stata alcuna obiezione: l’ho trovato un bellissimo esempio di accoglienza”, ci racconta. Salmerini affumicati dagli abitanti del posto Paolo MoccettiPer i risultati, serve tempoOra i campioni raccolti stanno viaggiando via nave verso la Svizzera, dove alla SUPSI di Mendrisio inizierà la fase delle analisi. Il bagaglio di esperienze è invece già arrivato a destinazione. “Mi sento privilegiato per avere avuto questa opportunità”, confessa il biologo. In futuro si prevede un ritorno sul posto? Il progetto prevedeva una sola campagna, ma un ritorno non è escluso. “Ogni ricerca produce risultati, ma soprattutto nuove domande”, spiega. E in Groenlandia sono ancora molti i laghi senza nome in cui andare a cercare risposte sulle conseguenze dei cambiamenti climatici. 03:04Pomeriggio di Rete Uno del 30.08.2026 - Le anticipazioni presentate da Elisa MancaRSI Info 30.08.2026, 17:28
Groenlandia, dove la ricerca diventa avventura - RSI
Il ricercatore SUPSI Paolo Moccetti ha studiato i laghi remoti della Groenlandia per capire gli effetti del clima sulle reti trofiche. Scopri la sua spedizione.






