Che forma ha il mondo visto da Venezia? Venezia è una città abituata a stare al centro della storia, da lì si parte per l’avventura, è questione di allenamento all’equilibrio, di senso della fragilità e di un’idea della luce che si specchia nel cielo e nell’acqua. Venezia è il mondo in trasparenza, tutto è vicino e tutto è lontano, ci si perde e ci si ritrova. Attraversare Venezia è come compiere un rito sciamanico perché facendolo si attraversa il mondo a piedi oppure – splendidamente – in barca.

Si attraversa con il proprio corpo il tempo e la storia e non conta che sia una storia famosa, eccellente e originale perché può essere anche una storia minima di amore e di leggerezza, ma può essere anche una tragedia quotidiana fatta di fatica e di dolore. Tutto s’intreccia e s’incontra in laguna e di una storia d’amore semplice come la vita e di tutta la pena che costa, racconta l’ultimo libro di Giovanni Montanaro, Il fuoco di Venezia (Feltrinelli).

Montanaro, avvocato di professione e scrittore d’indole, scrive da quasi vent’anni ormai e già nel suo esordio del 2007, La croce Honninfjord (Marsilio) faceva capolino Venezia quale irriducibile personaggio più che sfondo, ma mai prima come in questo suo ultimo romanzo Venezia conquista la scena divenendo il luogo della storia, dell’amore e anche dell’abbandono a cui la vita e con essa la fallibilità degli umani tendono spesso inesorabilmente, scontrandosi con il proprio dolore.