ROVIGO - Era partita lasciando le chiavi della città al suo vice. È tornata dalle ferie e gliele ha tolte. Per sempre. Il sindaco Valeria Cittadin è rientrata a Rovigo attorno alle 21 di venerdì e alle 22.30 sull'albo pretorio di Palazzo Nodari è comparso il decreto con cui Andrea Bimbatti veniva revocato dall'incarico di assessore. E quindi anche da quello di vicesindaco. Un'ora e mezza per passare dal rientro in città alla defenestrazione del proprio numero due. Il tempismo basterebbe da solo a fare notizia. Ma dietro il siluramento di Bimbatti c'è molto di più. C'è una maggioranza che rischia di perdere Forza Italia, ci sono equilibri consiliari già meno solidi di due anni fa e, soprattutto, c'è una contabilità che per il sindaco comincia a diventare politicamente ingombrante.

IL POKER Bimbatti è infatti il quarto assessore revocato da Cittadin dall'insediamento del giugno 2024. Quattro su nove. Il primo era stato Mattia Maniezzo, FdI, nel dicembre 2024, seguito nel marzo 2025 dal collega di partito Matteo Zangirolami. A dicembre dello scorso anno era toccato a Nadja Bala, espressione della lista Cittadin. Venerdì il poker si è completato con Bimbatti. Altri due assessori hanno lasciato spontaneamente: Andrea Denti, FdI, (che ha rimpiazzato Maniezzo) per la nomina in Ascopiave, e Giuliana Bregolin, della lista Cittadin, dopo il progressivo deterioramento del rapporto con il sindaco. Risultato: dei nove componenti della giunta originaria, cinque hanno già lasciato il posto. Più uno che era subentrato. E se ogni addio ha una storia diversa, a restare uguale è chi firma le revoche. Quella di Bimbatti, però, pesa più delle altre. Perché era il vicesindaco e perché nei primi mesi aveva accompagnato più da vicino Cittadin nel suo apprendistato alla guida di Palazzo Nodari. LE ACCUSE Nel decreto, la sindaca venuta dalla Cisl e con la patente di "civica" non usa di certo il fioretto. Contesta «specifiche criticità nelle modalità di svolgimento del ruolo», in particolare nell'attività «di impulso, coordinamento e raccordo con la struttura dirigenziale». A suo avviso, non sarebbe stata assicurata con continuità un'adeguata attività nei confronti del dirigente competente e sarebbero arrivate diverse segnalazioni di cittadini rimasti senza risposta alle richieste rivolte all'assessore. Una bocciatura netta. E apparentemente fulminea, almeno per il diretto interessato. «L'ultima volta che ho visto il sindaco, il 12 agosto, abbiamo fatto il tradizionale passaggio di consegne durato circa un'ora e ci siamo salutati con un abbraccio racconta Bimbatti che non lasciava certo trapelare quanto accaduto, peraltro neppure anticipato da nessuna comunicazione personale». Dal passaggio di consegne al benservito in sedici giorni. LO STRAPPO Adesso, però, il conto rischia di arrivare in consiglio comunale. Ieri mattina il segretario regionale ed europarlamentare Flavio Tosi, il deputato e coordinatore provinciale Piergiorgio Cortelazzo e lo stesso Bimbatti, referente comunale azzurro, si sono riuniti. Forza Italia ha quindi annunciato di «respingere nel merito e nel metodo le motivazioni addotte dal sindaco». Oggi gli organi del partito decideranno il da farsi. Non è esclusa l'uscita dalla maggioranza dei due consiglieri azzurri, l'ex sindaco Paolo Avezzù e Valentina Beltrame. Due voti che pesano parecchio in una coalizione che nel frattempo ha già perso pezzi. Aniello Piscopo e Cristina Folchini hanno lasciato FdI per il gruppo misto: il primo ha aderito a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, la seconda, ex Forza Italia, è vicina a Bimbatti e Cortelazzo. Dentro Fratelli d'Italia non sono mancati altri malumori, mentre due storici esponenti del centrodestra come Ezio Conchi e Antonio Rossini siedono all'opposizione da inizio mandato.L'uscita di Forza Italia non significherebbe automaticamente la caduta dell'amministrazione. Ma renderebbe ogni mal di pancia, assenza strategica o voto contrario decisamente più pericoloso. Cittadin lo sa, ma non nasconde la testa sotto la sabbia. «Ci sono cose che vanno fatte, anche se rompono gli equilibri. Sono cosciente che Forza Italia potrebbe uscire. Ma la prima cosa che voglio è dare risposte ai cittadini, non stare dietro agli equilibri, anche se questo mi si ritorce contro». È la scommessa del sindaco: anteporre ciò che considera l'efficienza amministrativa agli equilibri politici, anche a costo di metterli in pericolo. Ma dopo quattro revoche e due dimissioni, il confine tra decisionismo e logoramento della propria squadra comincia inevitabilmente ad assottigliarsi. Soprattutto a Rovigo, dove il passato recente suggerisce prudenza. Da sedici anni nessun sindaco riesce a concludere regolarmente il proprio mandato. Bruno Piva cadde nel 2014 con le dimissioni di 19 consiglieri. Massimo Bergamin nel 2019, dopo avere azzerato la giunta, fu mandato a casa dalle dimissioni contemporanee di 22 consiglieri. Edoardo Gaffeo è arrivato quasi alla fine, ma nel febbraio 2024 la rottura della maggioranza fece terminare anticipatamente anche la sua amministrazione. Tre sindaci consecutivi, tre maggioranze implose. A Rovigo, insomma, cinque anni sono ormai un traguardo da conquistare, non una scadenza da attendere. Resta da vedere se la "maledizione" di Palazzo Nodari colpirà anche il primo sindaco donna della città.