Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenuti«Le riforme di sistema raramente si riescono a misurare nel momento in cui vengono proposte e poi approvate. Il loro significato emerge quando dimostrano di essere riuscite a reinterpretare la funzione delle istituzioni alla luce di mutamenti economici già avvenuti. Sotto questo profilo, il disegno di legge di Riforma del sistema portuale (Atto Camera n. 2925) si colloca in una prospettiva che va oltre il riordino della legge n. 84/1994: prende atto che il porto non è più un'infrastruttura isolata, ma il nodo di una rete logistica nella quale si intrecciano politica industriale, sicurezza economica, competitività internazionale e capacità amministrativa», dice ad Affari legali Marco Giustiniani, co-managing partner di Pavia e Ansaldo e membro del gruppo di lavoro incaricato dal governo di seguire da vicino la riforma della governance portuale nazionale. «In altri termini, si affronta il tema della portualità muovendo da una premessa assolutamente condivisibile: la disciplina di un settore strategico (come quello dei porti) non può più limitarsi all'organizzazione degli scali, ma deve misurarsi con la trasformazione delle catene logistiche, con la competizione internazionale e con il crescente rilievo della sicurezza economica».