Dei più di 3mila dispersi per la violenta esondazione di mercoledì, 546 sono nella regione cinese del Tibet e gli altri in Nepal. A parte questi numeri – a cui vanno aggiunti 16 morti sui 734 totali – sulla situazione in Tibet si sa pochissimo, a causa del rigido controllo sulle informazioni del governo centrale cinese. Di fatto si sa – e si vede – solo quello che mostrano i media statali, e quindi solo quello che vuole il governo.
Per questo è difficile farsi un’idea chiara sulla scala dei danni in Tibet, a differenza di quanto vale per il Nepal, da dove ogni giorno arrivano aggiornamenti, foto e video. Ed è un problema che c’è sia all’esterno che all’interno della Cina.
La zona del Tibet colpita dall’esondazione è interdetta ai giornalisti stranieri, come del resto tutto il Tibet, dove serve un’autorizzazione speciale e in genere si può andare solo al seguito del governo, quando organizza visite propagandistiche. Sulle agenzie giornalistiche internazionali abbondano le foto delle devastazioni in Nepal, mentre dal Tibet ci sono solo quelle selezionate dei media statali cinesi in cui si vedono le squadre di soccorso, riprese da vicino, ma quasi niente dei luoghi. La censura digitale cinese fa sì che sui social non ci siano testimonianze locali.













